Una moschea abusiva in cittĂ 

Nel quartiere che sorge nei pressi della Stazione Centrale di Milano, per la precisione in via Cavalcanti 8, si trovano i locali dove aveva sede il magazzino di manifesti della Sachs, storica azienda del circuito cinematografico nazionale. Dal 2014 a occupare questo ampio spazio è invece una moschea abusiva che rappresenta un problema per il quartiere e su cui da tempo si assiste a un rimpallo di responsabilità tra le istituzioni sul da farsi. Il comitato Sicurezza e Legalità, costituito da cittadini attenti a queste problematiche, segue la vicenda con l’obiettivo di dare una risposta chiara e certa ai residenti che attendono da tempo di risolvere questo nodo insoluto. In merito abbiamo raccolto le considerazioni del neo presidente del Comitato, Salvatore D’Arezzo

 

Da qualche tempo Lei presiede il Comitato Sicurezza e Legalità, rispetto a quanto, ben poco, è stato fatto finora per arrivare a una soluzione, vi risulta che le istituzioni, in particolare il Comune, si siano mosse in qualche senso o avete ricevuto qualche elemento di chiarezza in più su eventuali evoluzioni future rispetto al nodo della moschea abusiva?

Il Comitato, nella sua veste rinnovata e dopo un paio d’anni in cui non molto si è mosso, intende riprendere appieno la propria attività in particolare rendendosi operativo per arrivare a fare chiarezza sulla questione della moschea in via Cavalcanti, dove da anni ha sede il Milan Muslim Center, punto di ritrovo per numerosi fedeli che giornalmente frequentano questo spazio, arrivando il venerdì, giorno di preghiera, a vedervi riunite fino a quattrocento-cinquecento persone, che percorrendo una stretta scalinata si addentrano nel sottoscala del palazzo, a fianco il locale caldaia, in uno spazio ampio ma totalmente privo di uscite di sicurezza e la cui unica via di fuga in caso di emergenza è angusta e chiaramente poco praticabile per un numero così elevato di persone che si trovino riunite insieme e dove, durante il periodo estivo, trova sede anche una scuola coranica per bambini, anch’essa abusiva.
A venir meno sono le piĂą basilari norme di sicurezza, infatti gli spazi sono accatastati come C2, quindi locali adibiti al solo deposito di cose.

Il Comitato, nato spontaneamente nel 2014, è stato da poco registrato ufficialmente e successivamente il primo passo è stato quello di riprendere contatto con le varie istituzioni di riferimento, Comune, Regione, Prefetto, Questore, inviando loro una lettera per riportare all’attenzione questa problematica che perdura ormai da diverso tempo.
Ho potuto incontrare su questo punto direttamente l’assessore alla Sicurezza per la Regione Riccardo De Corato, così come il Prefetto e il Questore in carica, al momento attendo ancora una risposta dal Sindaco e dal Vice Sindaco a cui in ogni caso ho fatto pervenire comunicazione scritta con la nostra richiesta di attenzione al problema. Devo rilevare che il Sindaco in questi anni non è mai stato di persona in Via Cavalcanti, per constatare direttamente la situazione, sebbene prima delle elezioni (amministrative 2016) avesse dato assicurazioni sulla risoluzione in tempi brevi della vicenda.
Chiaramente non si tratta di una vicenda semplice, vi sono delle implicazioni politiche e il tema riguarda anche altri ambiti che attengono la convivenza tra diverse culture e religioni ma quello che a noi preme è l’aspetto legato alla sicurezza. Purtroppo a quanto ci risulta nemmeno le forze dell’ordine, i vigili del fuoco o la Asl, che sono stati chiamati in causa in questi anni, hanno potuto dare risposte certe ai residenti.

Ricordo che nell’ottobre del 2014 e successivamente nel febbraio del 2015 sono state emesse ben due diffide da parte del Comune di Milano, per far sì che gli occupanti della moschea si adeguassero alle normative di sicurezza ma entrambe sono rimaste lettera morta.

Secondo voi queste non risposte che cosa celano? Si tratta di una questione difficile, complessa a cui non corrisponde una reale volontĂ  nell’affrontarla decisamente o cos’altro?

Per come la vedo io professionalmente (provengo dalla carriera nell’Arma dei Carabinieri) credo ci sia dell’incapacità, della non esperienza da parte di qualcuno, certamente non può essere il Sindaco a occuparsi in prima persona di questa cosa, motivo per cui ha delegato l’assessore alla Sicurezza che però finora non abbiamo potuto incontrare e nemmeno ricevere in via Cavalcanti per fare in modo che si possa rendere conto direttamente della situazione, manca quindi un rapporto operativo volto alla risoluzione della questione.

Tornando alle due diffide, dell’ottobre 2014 e del febbraio 2015, che nell’evidenza dei fatti non sono state applicate, pensate di appellarvi nuovamente a questi documenti come Comitato?

Al momento ho preso visione di diversi atti tra quelli che riguardano tutta la questione, sto facendo ordine tra le numerose carte raccolte, preparando nel contempo un’agenda aggiornata con tutte le persone e le istituzioni da contattare in merito. E’ come se il Comitato, nella sua nuova veste, riprendesse da capo le fila del discorso per trovare una via operativa da seguire fino in fondo in modo organizzato e coordinato così da arrivare a un risultato.

In tutto questo quali sono i rapporti tra il Comitato Sicurezza e LegalitĂ  e il Milan Muslim Center?

Mi sono recato già tre volte presso questa associazione, ho incontrato il responsabile della moschea che poi a sua volta mi ha ricontattato. Abbiamo quindi parlato delle varie questioni sul tavolo, ciascuno per avere chiarimenti e delucidazioni reciproche, loro volevano capire le nostre intenzioni per il futuro, dimostrandosi nelle varie occasioni persone cordiali e con l’intenzione di mantenere buoni rapporti con noi e i residenti del palazzo in cui si trova la moschea.
Resta il fatto che agli abitanti del condominio viene arrecato quello che ritengono un fastidio, fosse anche solo quando dal parcheggio comune nel cortile le macchine possono faticare a uscire per la presenza, il venerdì, di centinaia di persone.

Cosa dire poi dell’andirivieni permanente di persone senza alcun controllo?

Per quanto attiene la sicurezza, effettivamente anche il responsabile della moschea con cui ho parlato ha ammesso che capita arrivino delle persone, magari direttamente dalla Stazione, che anche loro nemmeno conoscono ma che hanno il Muslim Center come punto di riferimento a Milano. Anche questo aspetto non è per nulla piacevole per i residenti, il cancello di accesso infatti è comune e il via vai a volte è continuo
ma in un certo senso si è creata una sorta di tacita convivenza e di abitudine a tutto questo, ripeto il problema vero è quello della sicurezza.

Credo che a disturbare sia anche il fatto che persiste una situazione irregolare, con uno spazio sotterraneo accatastato come C2 e una condizione potenzialmente pericolosa come quella rappresentata dall’assembramento di centinaia di persone in taluni appuntamenti settimanali. Ritornando sul tema sicurezza, le forze dell’ordine sono al corrente di quanto avviene, si verificano controlli regolari?

No, sono stati fatti dei controlli nel passato, le forze dell’ordine sono arrivate soprattutto quando chiamate in occasione del ritrovo del venerdì per la preghiera (che infatti si svolge su due turni essendo fisicamente impossibile accogliere tutti in quello spazio nello stesso momento) ma le pattuglie si sono limitate a rimanere fuori senza scendere nel sottoscala a controllare.

Quindi non le risulta che vi sia un controllo che viene svolto sui singoli e i loro documenti?

No, assolutamente no. A mia volta, durante gli incontri con il responsabile, chiesi se loro in prima persona tenessero un registro con la presenza dei partecipanti alle funzioni o in generale dei frequentatori del Centro ma mi rispose di no e pare che nemmeno siano tenuti ad averne uno.

Quali sono le prossime mosse che il Comitato Sicurezza e LegalitĂ  ha in programma?

Come detto al momento sto riprendendo le fila del discorso nel suo complesso, dopodiché andrò a parlare alle varie autorità. Ho già avuto un colloquio in merito con l’assessore alla Sicurezza regionale De Corato, con cui ho collaborato in passato essendo stato per dieci anni consigliere alla sicurezza del Municipio 4 e avendo lui come referente ai tempi i cui era assessore per la Sicurezza in Comune durante la giunta Moratti. Ma in ultima analisi l’intervento risolutivo deve arrivare dal Comune, la soluzione deve essere presa dal Sindaco.

 

 

 

 

 

 

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