4 TUNNEL, contro il degrado per la rinascita

Intervista a Irma Surico, Presidente dell’Associazione 4Tunnel attiva a Milano dal 2013 e che riunisce numerosi cittadini residenti nei pressi del rilevato ferroviario che si trova in Zona 2, quartiere caratterizzato dalla presenza di quattro tunnel da cui la scelta del nome coniato per l’Associazione a cui danno vita persone attive sul proprio territorio con il fine di renderlo il più vivibile per tutti

 

Quando nasce l’Associazione da Lei presieduta?

Siamo nati ufficiosamente nel 2012, ufficialmente all’inizio del 2013, per un problema contingente rappresentato da un parcheggio sotterraneo che avrebbe creato grandi problemi a tutta la zona – ricordo che negli anni in cui anche noi ci siamo allarmati per il parcheggio che avrebbe dovuto sorgere qui, stava accadendo la medesima cosa in piazza Bottini, via Ampere, dove si era verificato un vero disastro poiché i lavori avevano implicato di agganciarsi alle fondamenta stesse dei palazzi – questo parcheggio a nostro parere e dei professionisti tra noi che se ne sono occupati, sarebbe stato un problema soprattutto dal punto di vista idrogeologico, di sicurezza ambientale. Il sistema utilizzato in zona Bottini era poi stato accantonato durante la giunta allora presieduta dal Sindaco Letizia Moratti, proprio per la sua pericolosità, quindi per i lavori del nostro in alternativa sarebbe stato scelto il cosiddetto sistema ‘top down’, le maestranze avrebbero cioè bucato il manto stradale e via via scendendo avrebbero costruito una paratia di cemento, per dare la possibilità a cinque (!) piani sottoterra di reggere eventuali infiltrazioni e cedimenti. Il parcheggio nel progetto originario si sarebbe sviluppato da via Varanini lungo tutto via Ferrante Aporti e noi, all’inizio di via Cavalcanti, ci saremmo trovati in un imbuto.
Come non bastasse, ai tempi abbiamo anche scoperto che le imprese che avevano vinto la gare erano fallite, per cui avremmo veramente rischiato grosso saremmo infatti potuti rimanere chiusi in questo imbuto e senza prevedere una data certa per la fine dei lavori.

Magazzini raccordati, parte del panorama del quartiere che si estende in zona Stazione Centrale

In quel momento noi residenti abbiamo capito che dovevamo svegliarci, l’ho capito io un giorno leggendo sul giornale, eravamo a fine 2012, che l’assessore di competenza dell’epoca – nel frattempo il primo cittadino era divenuto Giuliano Pisapia – diceva, sicuramente in buona fede, che questa zona di Milano così malandata non avrebbe potuto che migliorare grazie a questo intervento. Quando ho sentito queste parole mi sono allarmata e abbiamo cominciato a documentarci e lì è nata anche la nostra positività, non ci siamo cioè limitati a protestare con degli striscioni per strada, seppur alcuni ne abbiamo fatti, o con delle assemblee pubbliche, abbiamo invece capito che la strada giusta da perseguire non era quella della protesta bensì quella della proposta: abbiamo recuperato gli atti a nostre spese, li abbiamo studiati (fortunatamente del nostro gruppo fanno parte ingegneri, architetti e anche avvocati) siamo andati in Comune – nel frattempo era cambiata l’assessore, non più Lucia Castellano ma Lucia De Cesaris, persona molto attenta che conosceva bene queste tematiche – che inizialmente non accettò di buon grado la nostra interferenza, per poi invece capire che si trattava di una cosa seria e credo che quello che ha suscitato la sua preoccupazione sia stato soprattutto il fatto che le società che avevano vinto l’appalto erano fallite. Quindi preso in carico quanto le sottoponevamo, ha passato il tutto nelle mani dell’avvocatura del Comune. Le ditte fallite non sono riuscite a spuntarla, seppur arrivando finanche in Cassazione, e il progetto del parcheggio alla fine è stato stralciato. Questa genesi è il motivo per cui l’Associazione 4Tunnel nacque come ‘No parking’, secondo noi salvando il quartiere da uno scempio, senza con questo negare che vi sia una reale esigenza di parcheggi a Milano, ma quella non sarebbe stata la soluzione.

Avete potuto così verificare che l’impostazione da voi scelta è stata vincente, e poi?

Sì, dopo questo primo traguardo raggiunto grazie all’interlocuzione con la pubblica amministrazione che ci ha dato ascolto, abbiamo capito che lo stile adottato poteva funzionare anche in altri ambiti. Il nostro obiettivo è infatti il presidio del territorio, la verifica delle criticità ambientali di ogni genere mantenendo un atteggiamento propositivo; infatti fin dall’inizio abbiamo fatto nostra la frase di Ghandi “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, a dire che bisogna partire dall’individuo, in questo caso dal cittadino, per vedere il miglioramento del territorio.

Come si sviluppa l’idea dei 4Tunnel?

Ci chiamiamo 4Tunnel per una motivazione storica perché scoprimmo che l’area di recente ribattezzata ‘NoLo’ (North of Loreto) aveva una storia legata ai rilevati ferroviari che vi insistevano. Al momento della nascita dell’Associazione si parlava dell’area i cui confini sono rappresentati da viale Brianza, viale Monza, via Popoli Uniti e il rilevato ferroviario. Questa è stata la nostra prima area di attenzione, a quei tempi quest’area non aveva un nome, veniva infatti genericamente chiamata zona Loreto o zona Stazione Centrale, scoprimmo nel frattempo che noi, nel quadrilatero designato dalle vie prima indicate, eravamo in realtà parte di un altro quartiere: Greco, che fino al 1923 era stato un Comune autonomo da Milano, così come Gorla, Precotto, Affori … All’epoca il rilevato ferroviario non c’era ancora sebbene già passasse il treno per cui erano state costruite delle pensiline di passaggio.

Piazza Greco a Milano negli anni ’50

Fin dall’inizio la nostra ambizione è stata quindi quella di ricostituire, se così si può dire, il comune di Greco, attraverso i suoi tunnel come vie di comunicazione che andassero a ricostruire la storia di un vecchio comune ancora vivo. Sempre studiando e documentandoci, scoprimmo che la nostra era la zona ‘nobile’ di Greco, quella cittadina, al di fuori della quale verso la periferia ai tempi si sviluppava l’area rurale.
Abbiamo dato il via a tutta questa operazione all’inizio del 2013 e possiamo dire che poi le cose sono andate sempre meglio, entrando anche in relazione con il consiglio di Zona 2, che poi è diventato Municipio con Sala nel 2016.

LE DUE PIAZZE E LA QUESTIONE SICUREZZA

La sicurezza è una delle tematiche più sentite dalla cittadinanza, a Milano come in altre grandi città e non solo. Nella zona di cui 4Tunnel si occupa da vicino si sono verificate altre situazioni che abbiano sollecitato la vostra attenzione in tal senso?

Nella porzione di città dove ci troviamo ci sono effettivamente due punti dove è stato necessario porre la nostra attenzione come residenti e intervenire, di concerto con le istituzioni e tramite il coinvolgimento dei cittadini interessati.
Il primo luogo che ci ha visti impegnati per il miglioramento e la tutela della sicurezza è piazza Morbegno, dove il problema era costituito dallo spaccio di droga e per cui abbiamo accolto le istanze dei residenti della piazza medesima e dell’adiacente via Oxilia. Parlando di quest’ultima via mi fa piacere fare una breve parentesi e ricordare una cosa positiva per il quartiere, ossia la presenza del cinema Beltrade, nato come cinema parrocchiale di periferia che poi negli anni si è molto evoluto, richiamando numerosi cinefili e rivitalizzando l’intera zona.

Questo è avvenuto nel periodo in cui la programmazione del cinema Oberdan, storica sala di Milano per gli amanti del cinema d’autore, ha chiuso per ristrutturazione per cui le proiezioni che vi avrebbero avuto luogo sono state decentrate al Beltrade.
Anche dopo la riapertura dell’Oberdan, dopo un primo momento in cui tutto sembrava essere tornato a com’era precedentemente, le persone che gestiscono il cinema di via Oxilia hanno avuto l’idea, poi rivelatasi vincente per rientrare in un circuito più ampio, di proporre al pubblico numerosi documentari d’autore e proprio grazie a questa scelta peculiare la sala è tornata ad essere ed è tuttora importante.

Per tornare alla sicurezza, mi piace ricordare la collaborazione sviluppatasi con le istituzioni locali in questo senso, in particolare con l’assessore ai Lavori pubblici dell’epoca Carmela Rozza, giunta Pisapia, che decise di dare spazio alla nostra attività come a quella di altre Associazioni cittadine sulla scorta dell’intuizione che queste siano fondamentali grazie all’attività di presidio svolta sul territorio e alla conoscenza che ne hanno. Carmela Rozza, che successivamente avrebbe avuto l’Assessorato alla Sicurezza nella giunta Sala, aveva creduto già in quel momento alla bontà delle nostre proposte e aprì le porte a Progetta.MI, gruppo di lavoro costituito tra gli altri da ingegneri e architetti, che all’interno di 4Tunnel si è occupato di criticità in ambito urbanistico e, sempre sull’onda dell’atteggiamento propositivo che ci contraddistingue, ha presentato al Comune dei progetti, che se ritenuti validi sono poi stati realizzati, chiaramente in collaborazione con i professionisti dipendenti dalla Municipalità. In particolare, in collaborazione con due architetti del Comune, lavorammo alla riqualificazione della citata Piazza Morbegno, storica piazza milanese, che come detto era funestata dall’attività di spaccio che vi aveva luogo.
Per entrare nello specifico, uno degli elementi che favoriva questa attività di spaccio era la presenza di un’edicola al centro della piazza, che nascondeva una porzione del giardinetto in cui sorge togliendo visibilità alle pattuglie delle forze dell’ordine che transitavano per i controlli nella zona. L’idea iniziale era di spostarla ma questo per vari motivi non è poi stato possibile quindi alla fine si è optato per un rifacimento del centro della piazza realizzando una zona verde alle spalle dell’edicola e togliendo tutte le panchine che c’erano tranne una, che è poi da noi stata ridipinta di rosso e inaugurata simbolicamente come monito alla lotta contro la violenza sulle donne.

In piazza Morbegno erano presenti delle telecamere di sorveglianza o ne era stata fatta richiesta?

Sì in piazza ci sono delle telecamere ma come noto la gestione dei filmati segue protocolli particolari, per cui è possibile visionarne il contenuto solo a seguito del compimento di un reato su cui indagare e anche la conservazione dei video può sussistere solo per tempi limitati fornendo una visione solo temporanea, possono quindi fungere da deterrente ma in senso relativo non assoluto; in quel momento è stato invece importante intervenire in modo da ostacolare il più possibile le attività che quasi ogni notte avevano luogo e per cui anche i residenti di via Oxilia da tempo chiedevano un intervento risolutivo come poi è stato il lavoro di riordino e riqualificazione realizzato.

Adesso qual è la situazione in Piazza Morbegno?

Il problema dello spaccio è stato in parte risolto, dico questo perché a quanto mi risulti non siamo al corrente di eventuali altri episodi di questo tipo.

Un angolo di piazza Morbegno, con una delle tipiche case d’epoca che vi si affacciano

Altro elemento che ha coadiuvato in questo senso è stato il sorgere di nuovi bar e locali, anche grazie alla nascita del toponimo NoLo e della maggiore visibilità data al quartiere, per cui si registra un maggior afflusso di persone che ha rivitalizzato tutta la zona. Certo magari adesso ci sono altre problematiche, come tipico dove c’è una maggiore concentrazioni di attività rivolte allo svago però lo spaccio si è spostato altrove.

Qual è l’altro luogo da lei citato per cui l’associazione 4Tunnel si è adoperata per il cambiamento e il miglioramento?

Se in piazza Morbegno il problema era legato allo spaccio, in un altro punto del quartiere la sicurezza era messa a rischio dal punto di vista della viabilità. Si tratta di quello che era un incrocio senza nome, dove confluivano le vie Lumiere, Soperga, Battaglia, Sauli, Oxilia e Cavalcanti.
Oltre che brutto dal punto di vista estetico, per l’accozzaglia di auto parcheggiate anche fuori dagli spazi regolamentari, questo grosso incrocio era molto pericoloso per gli attraversamenti sia per i pedoni che per le macchine.
Prima del ‘musone’ che ora si vede, dopo aver preso velocità una volta superato l’ultimo semaforo in viale Brianza, da via Soperga le auto sfrecciavano per imboccare via Oxilia, incrociavano quelle che sopraggiungevano da via Lumiere e gli incidenti erano all’ordine del giorno.
Dato che avevamo capito che di fronte a un problema la strada da seguire è sempre quella della proposta, anche in questo caso ci siamo messi in contatto con il Comune, la Zona e i suoi consiglieri iniziando a ragionare sulle proposte da sottoporre a chi di dovere. Devo dire che anche in questo caso abbiamo ricevuto piena collaborazione dagli assessorati coinvolti, lavorando a contatto con gli architetti del Comune e il suo staff tecnico. Anche per la scelta del nome da dare alle neonata ‘piazzetta’, che poi piazzetta non si è chiamata, abbiamo dovuto darci da fare e, collaborando con l’Assessorato alla Cultura, retto da Filippo Del Corno, siamo arrivati al risultato.
Inizialmente avevamo pensato ai toponimi ‘piazza’, ‘piazzetta’, ‘largo’ ma per un motivo o per un altro non era possibile utilizzarli (o per un discorso di dimensioni fisiche, topologiche o per motivazioni che avrebbero obbligato a cambiare i numeri civici da cui la necessità per i residenti di rifare i documenti …) quindi ci siamo messi in contatto con l’ufficio toponomastica del Comune, con cui abbiamo lavorato per quasi un anno.
Ispirandomi all’Associazione XXII Marzo, anch’essa molto attiva sul territorio, abbiamo preso spunto dal nome ‘Giardino delle culture’ da loro coniato per lo spazio, privato, che non è un giardino vero e proprio, che curano e dove si ritrovano per le varie attività in via Morosini.

Giardino degli Artisti

Allo stesso modo ho pensato che anche la nostra ‘piazzetta’ poteva trovare un nome adatto in ‘Giardino degli artisti’, scegliendo di intitolarlo ai vari artisti che risiedono e lavorano in questa zona: Grazia Varisco, Sandro Martini, Emilio Isgrò, conosciuto in tutto il mondo, e infine Alberto Ghinzani, mancato nel 2015, che aveva insegnato a Brera amatissimo dai suoi allievi. Ecco questo giardino l’abbiamo dedicato a loro, nato per motivi di sicurezza è diventato un luogo di socialità e di aggregazione, la risposta migliore al problema della sicurezza, quello che poi serve per superarlo. Lì dove c’è un problema di sicurezza è infatti importante agire in positivo facendo diventare quello spazio un luogo di incontro, socialità, aggregazione, un consiglio questo che del resto mi aveva dato la stessa Polizia. Se una zona che presenta delle criticità si rivitalizza … certo non cancelli il problema che semai si sposta ma nel frattempo l’effetto civico che ne consegue è importante, perché le persone tornano a vivere quel luogo, facendolo proprio e riscoprendo la bellezza della città e la positività che ne può derivare.

 

 

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