PRAETOR Project – MISAP Institute

Le teorie del crimine razionale inquadrate all’interno della criminologia ambientale suggeriscono che l’agire criminale non è il prodotto di una scelta casuale bensì le azioni, decisioni, lo spazio e il tempo sono connesse a una serie di opportunità e circostanze riscontrate dal criminale all’interno dell’ambiente in cui vive e si relaziona. L’evento criminogeno e le motivazioni dietro a esso sono perciò più causali che casuali. Infatti, ogni singolo elemento che compone l’evento criminale ha una sua traiettoria storica formata da esperienze passate e intenzioni future, dalla routine e dal ritmo della vita quotidiana e, chiaramente, dall’influenza dell’ambiente.  Specificamente, le teorie del crimine razionale quali la rational choice theory, la routine activity approach o la crime pattern theory si basano sul presupposto che il comportamento del criminale, quale attore razionale che ha desideri, preferenze e inclinazioni, interagisce continuamente con le opportunità che si presentano nella vita quotidiana

L’opportunità

Principio generale è, quindi, che l’opportunità gioca un ruolo fondamentale nella formazione di un evento criminale. Così, per esempio, se la banca o l’ufficio postale si trovano in una città particolarmente prosperosa, non densamente popolata, in una zona con diverse vie di fuga, se il numero di impiegati è limitato ed è un pomeriggio invernale/estivo, tutte queste condizioni o fattori di rischio possono facilitare l’agire criminale. Tuttavia, questi singoli fattori non devono essere considerati come principi. Infatti, crimine e opportunità sono altamente influenzati da altre condizioni che vanno considerate. Uno dei precetti che influisce nel rapporto causale crimine-opportunità è la considerazione che ogni crimine ha una propria serie di opportunità che rendono possibile o probabile la commissione del reato stesso. Per esempio, all’interno della macro-categoria “furto” o “rapina” possono essere individuate diverse opportunità quali il luogo, il tempo, il bersaglio che possono condividere alcune comunalità ma che tuttavia, possono differire nel modus operandi (rapina di una banca da parte di un dipendente ovvero da un soggetto estraneo; un furto avvenuto per strada ovvero in un appartamento) oppure nell’oggetto ambito dal criminale (furto di un cellulare a una passante piuttosto che furto di un oggetto sottratto da un’auto in sosta).

Binomio spazio-tempo

Parimenti, il binomio crimine-opportunità è strettamente legato al concetto di spazio-tempo, secondo il quale l’opportunità di compiere un crimine non è equamente distribuita all’interno di una città o area per diverse ragioni: il target non è adatto a un attacco criminale, alcuni luoghi non sono favorevoli o rappresentano un alto rischio per il criminale oppure un’area è adatta alla commissione di un crimine ma soltanto a un certo orario/tempo nel corso di una giornata. Il criminale, quindi, compie una serie di valutazioni prima di porre in essere l’evento criminale.
Su questa linea, la criminologia ambientale suggerisce che la mappatura di una città, congiunta con lo studio demografico, statistico e quantitativo dei reati compiuti, può rilevare la presenza di alcuni hot-spot (punti caldi), in cui un fenomeno criminale è più riscontrabile e dove quindi è possibile studiare le opportunità in chiave preventiva e in base al tipo di evento. Si pensi, ad esempio, a un quartiere di un capoluogo di regione in cui si sono verificati alti tassi di truffe diurne ai danni di soggetti anziani residenti nell’area.

Lo studio demografico dell’area evidenzia, quindi, che in una determinata zona (micro-area) si reitera statisticamente un determinato reato (truffa) ai danni di una categoria di soggetti (anziani) e in un determinato lasso di tempo (giorno).
Spazio e tempo, quindi, influiscono particolarmente sulle opportunità del criminale, che si muoverà in una zona in cui è più probabile trovare soggetti adatti al tipo di attacco e in un tempo in cui è sicuro di poter porre in essere l’atto.

Progetto Praetor

Sulla base di questa premessa, la prima fase del progetto PRAETOR si pone come una fotografia di una parte di Italia, le Marche, in cui alcune categorie di reati economici risultano avere un grande rilievo; più precisamente furti, rapine, truffe e frodi informatiche. L’analisi che è stata svolta, sul piano statistico e socio-demografico, è andata quindi a indagare quei fattori di rischio o opportunità facilitanti alla commissione dei reati presi in esame. L’ottica di PRAETOR è quella di fornire un’analisi ad ampio raggio sulla criminalità e il contesto sociale in cui questa avviene. Poiché il crimine è il prodotto di un’interazione tra l’individuo e l’ambiente in cui esso vive, studiare l’ambiente urbano in cui le persone si relazionano è la chiave per comprendere e prevenire il fenomeno delinquenziale.
A questo proposito, i risultati, attualmente in via di pubblicazione, rivelano che in media tra il 2013 e il 2017 i furti, le rapine e le truffe e frodi informatiche costituiscono il 58,7% del totale dei reati avvenuti nelle province della Regione Marche. Una cifra stimata attorno ai 151.100 casi. In alcune province (es.  Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino) il numero è superiore alla media mentre è inferiore in altre (es. Fermo e Ascoli Piceno) (Figura A).

 

 

 

 

 

 

Più precisamente, secondo le statistiche ufficiali, i furti sono calati in tutte le Province analizzate nel corso dello studio. Le rapine al contrario, anche se non statisticamente numerose quanto i furti, hanno evidenziato un andamento meno standardizzato. Infatti, a esclusione delle estorsioni che sono calate in tutte le province della Regione Marche, queste sembrano essere cresciute a Fermo, Ascoli Piceno e Ancona. Invece, nelle province di Pesaro-Urbino e Macerata, le stesse sono risultate essere in calo.
Per quanto concerne le truffe e frodi informatiche, queste si sono dimostrate crescenti in tutte le province analizzate a esclusione di Fermo, dove sembrano invece essere calate in modo altresì significativo; un dato quest’ultimo che necessita di ulteriori approfondimenti.

Analisi dei dati

Per quanto concerne il contesto sociale entro cui queste categorie di illecito hanno avuto luogo, sono emersi dati interessanti. Ad esempio, andando contro quello che sembra essere spesso il senso comune, si è notato che per tutte le province analizzate non è stato evidenziato nessun tipo di legame esistente fra i tassi di popolazione straniera residente e i tassi di furti e rapine registrati dalle forze dell’ordine. Anzi, al contrario, essi sembrano inversamente proporzionali.
Ancora, seppure prevedibile dato il massivo processo di digitalizzazione che la nostra società sta vivendo, è stata messa in luce una relazione inversa fra truffe–frodi informatiche e rapine, indicando che laddove le prime stanno crescendo le seconde stanno parallelamente calando (e viceversa). A questo proposito, uno dei dati più interessanti tra quelli emersi è che sussiste un potente legame fra il numero di truffe-frodi informatiche registrate e il tasso di cittadini residenti di età superiore ai 60 anni (individuati tramite l’Indice di Vecchiaia provinciale). Questi ultimi, probabilmente a causa del loro non essere ‘figli’ della era digitale, possono mancare a volte delle necessarie conoscenze in materia di sicurezza informatica, risultando così più esposti a potenziali reati di natura frodante.
Questi risultati, che rappresentano una parte dell’evidenza riportata dalla fase 1 di PRAETOR, possono assumere un ruolo chiave nello sviluppo di nuove e più mirate politiche di sicurezza. Infatti, l’utilità della crime analysis, di cui l’Istituto MISAP si fa portavoce, risiede proprio nella sua capacità di informare e supportare i decision-makers (i decisori), le forze dell’ordine, le aziende e i cittadini nel delicato processo di comprensione della sicurezza e prevenzione della criminalità. Con PRAETOR le province marchigiane hanno assunto il ruolo di ‘aree pilota’ da cui partire per andare verso un’approfondita analisi di altre aree territoriali Italiane. L’obiettivo è quello di costruire un’ampia cornice informativa su scala inter-regionale da poter mettere al servizio dei principali attori a livello territoriale.
Naturalmente, al fine di perfezionare l’analisi e la mappatura saranno necessari dati di migliore qualità, ad esempio implementando il livello di dettaglio, l’armonizzazione delle definizioni e la maggiore copertura in termini di geo localizzazione di reati e aree urbane. Allo stesso tempo servirà una collaborazione costante tra istituti di ricerca, imprese e settore pubblico per interpretare e utilizzare nella maniera più corretta le informazioni raccolte. Solo grazie a questa combinazione di esperienze sarà possibile trasformare le analisi in servizi di sicurezza più efficaci nella prevenzione della criminalità urbana e nell’aumento della sicurezza percepita (ed effettiva).

Articolo a cura di:

  • Giacomo Salvanelli: Founding Partner and Coordinator of the Criminology Department of MISAP (Multidisciplinary Institute for Security management and Antisociality Prevention)
  • Edoardo Tolis: Crime Analyst e Criminologist, Researcher of the Criminology Department of MISAP (Multidisciplinary Institute for Security management and Antisociality Prevention)

 

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