Rischio per i bimbi in auto

Dopo la primavera anomala che abbiamo avuto, ci aspetta una stagione presumibilmente calda, se non bollente. Si riaffaccia perciò un pericolo subdolo, che nessuno si aspetterebbe, confidando nella propria integrità fisica e
mentale, ma che purtroppo sussiste: quello di dimenticare un bimbo in auto. E’ successo a persone del tutto normali, che hanno sotto- valutato il latente pericolo determinato dallo stress psicofisico. Convinti di avere portato il figlio alla scuola materna, si sono recati al lavoro e hanno parcheggiato con il bimbo ancora nell’abitacolo.

Dovesse succedere, c’è solo da augurarsi che l’auto sia almeno all’ombra, o che qualcuno se ne accorga e provveda ad allertare i soccorsi.
Di questo fenomeno dissociativo anche Fraternità della Strada si è occupata più volte, affiancando una campagna che qualche mese fa fu finalmente accolta:
Il Ministero delle Infrastrutture, infatti, annunciò che dal mese di luglio 2019 sarebbero diventati obbligatori seggiolini dotati di sensori atti a segnalare l’eventuale chiusura della vettura con i bimbi ancora a bordo. E’ purtroppo fresca la notizia che tale disposizione è stata posticipata a settembre. Problemi tecnici? Economici? A loro la precedenza…Genitori: tenete dunque conto di questo pericolo!

SensibilitĂ  e senso civico: come migliorarci

Automobilisti e pedoni

Nelle scorse NEWS abbiamo cominciato a rimarcare le situazioni piuttosto trascurate, che possono preludere a tensioni e conflittualità tra gli utenti: “indicatori di direzione” e “soste e parcheggi”. Oggi evidenziamo il rapporto tra conducenti di vetture e pedoni: tanto hanno a dire reciprocamente gli uni nei confronti degli altri. E la lista sarebbe alquanto lunga e colorita!

Cominciamo dai passaggi pedonali. Quelli in prossimità di incroci regolati dal semaforo sono prevalentemente quelli più protetti, anche se talvolta teatro di investimenti: vuoi per automobilisti distratti e troppo veloci (soprattutto col giallo) e vuoi per pedoni trasgressivi, che passano col rosso o fuori dalle strisce. I passaggi pedonali più a rischio sono ovviamente quelli dislocati lungo strade senza semafori o agenti e la cui pericolosità è accentuata dalla larghezza della carreggiata. Sia i conducenti che i pedoni devono in questi casi moltiplicare la cautela. Al rispetto verso i pedoni, non tutti dotati di scatto, velocità e riflessi, va comunque la priorità. Ma questo rispetto va ricordato anche in altre situazioni: uscendo da un passo carrabile, ad esempio, non tutti i conducenti danno un pur piccolo colpo di clacson di avvertimento. Quando piove, poi, si formano fatalmente delle pozzanghere: tutti ne siamo consapevoli e dovremmo dunque prevedere la possibilità di annaffiare i pedoni sui marciapiedi o alle fermate dei mezzi pubblici. Teniamo perciò d’occhio la strada e, se notiamo una pozzanghera e dei pedoni a fianco, evitiamola (senza manovre brusche!) o rallentiamo quanto necessario!

L’alcol sempre sottovalutato

Non crediamo che esista un solo automobilista, motociclista o camionista, all’oscuro dei pericoli derivanti dall’assunzione di alcolici e delle relative sanzioni. Eppure gli organi di Polizia si trovano a pizzicare un numero
impressionante di conducenti alterati alla guida. E si tratta di una rilevazione contenuta e generalmente concentrata laddove si sospettino trasgressori, ad esempio nei pressi delle discoteche.

La tendenza a lasciarsi un po’ andare è purtroppo frequente anche nei ristoranti, alle feste di nozze, al seguito della squadra del cuore e comunque con amici compiacenti. Essere colti con un tasso alcolico nel sangue superiore ai valori consentiti può costare davvero molto caro, soprattutto per i riflessi occupazionali. Tralasciando le sanzioni pecuniarie, pur pesanti, ricordiamo che chi viene colto con un tasso alcolemico da 0,5 a 0,8 gr/l. incorre nella sospensione della patente dai 3 ai 6 mesi. Con un tasso da 0,8 a 1,5 gr/l. la sospensione passa da 6 mesi a un anno. Con un tasso superiore a 1,5 gr/l. la patente viene sospesa da 1 a 3 anni e, in caso di reiterazione nel biennio, la patente viene revocata e il veicolo confiscato (se non appartenente ad altri).
Eppure si continua a bere, un po’ perché si reputa poco probabile essere fermati e molto per i fattori presunzione e superficialità: la grande maggioranza dei conducenti ritiene infatti esagerate le misure adottate, pensa di reggere assolutamente un bicchierino di troppo. Non ha un’idea, né una sensazione precisa della diminuzione delle facoltà visive e motorie, della percezione, dei riflessi, dei tempi di reazione. E poiché per varie volte si è rientrati a casa o al lavoro sani e salvi, si continuerà a sottovalutare questo pericolo. E dovesse succedere un malaugurato incidente, si sarà portati, come al solito, ad addossare la colpa ad altri o a circostanze sfortunate. Ma al bicchierino mai e poi mai.

A chi conviene il casco

Da una ricerca (fonte E.C.F.) risulta questa classifica, su 100 utenti della strada, “per traumi cranici”:
Automobilisti 40%
Pedoni 39%
Motociclisti 12%
Ciclisti 8%
Altri 1%
Forse i risultati desteranno qualche sorpresa, perché la maggioranza di noi si aspetterebbe in testa motociclisti e ciclisti. Ma occorre considerare che la maggior parte dei motociclisti è fortunatamente protetta dal casco obbligatorio. Il caschetto è diffuso solo tra i ciclisti amatoriali e comunque le basse velocità medie favoriscono conseguenze limitate. Piuttosto sorprendente la prima posizione degli automobilisti, ma occorre considerare che una percentuale ancora preoccupante di loro non si protegge con le cinture di sicurezza (soprattutto nei brevi tragitti) e le capocciate contro il lunotto, in caso di incidente, sono assicurate! E pur indossando le cinture, sono frequenti i traumi contro i vetri laterali.

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