Municipio 7 di Milano, terra di confine

Si è da poco concluso il secondo ciclo di incontri organizzati dal Municipio 7 e rivolti alle donne residenti, per fornire alcuni rudimenti di difesa personale. Si è trattato in entrambi i casi di iniziative largamente partecipate da parte delle donne del quartiere appartenenti a varie fasce d’età. Agli incontri è stato possibile apprendere le basi delle tecniche di difesa, utili quantomeno a non farsi sorprendere impreparate in caso di aggressione. L’occasione si è rivelata propizia anche allo scambio di opinioni e all’interazione tra le numerose partecipanti, che a fine corso hanno ricevuto un attestato rilasciato dal Municipio e un utile breviario in cui venivano riassunte le tecniche insegnate e testate durante gli incontri. Dati i numerosi casi di violenza sulle donne che purtroppo punteggiano la cronaca odierna nelle nostre città come in provincia e che avvengono per strada, a casa, finanche sul posto di lavoro, progetti come questo rispondono a un bisogno largamente presente nella cittadinanza, femminile e non, ossia la richiesta di sicurezza, un tema che sempre più tiene banco in politica ponendosi, soprattutto negli ultimi anni, come uno dei principali, se non il principale, tema di confronto tra le varie forze in campo

 

Tiziana Vecchio, Assessore all’Edilizia, Urbanistica e Demanio del Municipio 7, Comune di Milano. Architetto, 25 anni di esperienza nel mondo aeroportuale, al momento si occupa di progettazione degli spazi operativi e commerciali per la società che gestisce gli aeroporti milanesi

Come nasce e si sviluppa l’idea di organizzare le lezioni di difesa personale per le donne del Municipio 7 per cui lei ricopre il ruolo di assessore?

L’idea è nata dal fatto che, come Giunta, abbiamo avuto contezza che sul territorio emerge chiaramente un bisogno in tal senso e la domanda che ne scaturisce richiedeva una risposta fattiva per una sicurezza da tutti i punti di vista. Con riferimento nello specifico al mondo femminile, la scelta di realizzare questo percorso è nata dall’occasione fornita dal ricorrere della giornata contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, quando si è deciso di organizzare un evento non fine a sé stesso ma che desse il via a qualcosa di concreto, per fornire uno strumento in più alle donne e incanalare in un percorso condiviso la forza di ciascuna a fronte di tematiche come questa. Da qui la prima lezione gratuita di due ore tenutasi in novembre, una sorta di open day, già con la previsione di sviluppare poi a breve i due cicli di incontri sulla difesa personale, proprio per folta partecipazione a questa giornata, con l’idea di proseguire in tal senso, mettendo a budget uno stanziamento annuale ad hoc.
Il territorio del Municipio infatti è ampio, la domanda c’è, supportata anche dal passaparola visto il gradimento riscosso tra le numerose presenti. La valutazione complessiva di questo primo esperimento mi sembra molto buona, visto l’entusiasmo dimostrato, aggiungo che anch’io ho partecipato, tanto il 25 novembre all’open day, quanto ai successivi appuntamenti domenicali presso il centro sportivo Musokan in via delle Forze Armate.

Grazie al suo osservatorio privilegiato, quali sono le valutazioni che può esprimere sulla condizione di sicurezza, reale e percepita, per la cittadinanza milanese, in particolare sul territorio del Municipio di cui lei è rappresentante?

Le problematiche riscontrate a livello di sicurezza sono davvero tante e quello che la cittadinanza percepisce è di fatto una situazione drammatica. Teniamo conto che la maggior parte del nostro territorio si sviluppa nella parte periferica di Milano – non che manchino anche nelle parti più centrali episodi che minano la sicurezza dei cittadini, come dire che tutto è relativo ormai – ma ci sono dei veri e propri ‘buchi neri’, si pensi al quadrilatero di San Siro, dove ci si accorge della situazione di degrado e insicurezza non appena vi si mette piede e per noi, chiamati ad amministrare il territorio e i suoi bisogni, è oltremodo difficile constatare quanto ancora ci sia da fare in tal senso.
Per uscire da una situazione annosa e sedimentata come questa, ritengo sia necessaria una sinergia tra le diverse figure istituzionali, penso alla politica, al prefetto, all’Aler, Regione Lombardia, le forze dell’ordine … Si tratta di porsi un intento ben preciso a sanare determinate situazioni, che tutti dovremmo condividere valutando con attenzione i vari aspetti ma non procrastinando poiché le cose vanno risolte dando risposte concrete ai tanti cittadini per bene che convivono a stretto contatto con condizioni di illegalità non tollerabili oltremodo.

E quali gli interventi più urgenti che andrebbero messi in atto per migliorare le situazioni di maggior disagio del Municipio, tra cui la presenza di costruzioni e accampamenti abusivi in piazza d’Armi e di un campo rom al quartiere Olmi?

Per quanto riguarda Piazza d’Armi sussiste al momento una situazione da sanare che interessa i vari orti abusivi mentre è finalmente stata trovata una soluzione per quanto riguarda gli ex magazzini militari, che sono stati lungamente occupati fino allo sgombero avvenuto lo scorso autunno. Negli anni si erano qui riunite persone dalle più svariate provenienze, tra cui extracomunitari principalmente di origine africana e appartenenti alla comunità rom, ed è proprio per la presenza di questi ultimi che la questione si era fatta più incalzante da cui l’urgenza dello sgombero. Aggiungo che in quest’area è intervenuto direttamente anche il Comune di Milano con opere di bonifica che comunque richiedono tempo anche solo per le varie pratiche necessarie allo svolgimento dei lavori. Nel complesso possiamo affermare che la situazione è tenuta sotto controllo dove insistono i magazzini mentre dal lato opposto, su via Gabetti verso via Novara, resta da risolvere la questione degli orti abusivi; il punto è che non si tratta solo e soltanto di orti illegalmente impiantati (e per cui è in corso al momento una risoluzione) bensì della grossa problematica rappresentata dai depositi abusivi di materiali (tra cui anche plastica) che vengono comperati e poi venduti a chi, anziché trasportarli regolarmente nelle discariche, li brucia in queste aree.
Siamo riusciti tuttavia ad arginare questo fenomeno, posso dire anche grazie a un provvedimento da me fortemente voluto per intervenire in particolare su quanto avveniva nella zona di via San Giusto, dove i new jersey posizionati dalla precedente consiliatura erano stati di fatto manomessi, con un meccanismo di apertura e chiusura per mezzo di una corda legata ai diversi tronconi da cui erano composti per far transitare i camion che trasportavano i rifiuti abusivamente. Quando siamo arrivati noi in Municipio ci è stato segnalato il problema, in particolare le esalazioni che arrivavano nei pressi del vicino quartiere Torretta, dove sorge un complesso di housing sociale (Cenni di cambiamento) piuttosto recente e i cui residenti, da ormai 8 anni, denunciavano la presenza di diossina e fumi velenosi che penetravano nelle loro case (tra l’altro progettate per mantenere un costante ricambio d’aria con l’esterno). Per poter almeno inizialmente porre un freno a quanto avveniva, abbiamo fatto ripristinare completamente la barriera di new jersey, su un’area oltretutto non carrabile, posizionandone di dimensioni per cui ora sono di fatto inamovibili; il fenomeno dello sversamento illegale di rifiuti non è scomparso del tutto ma così è stato molto ridimensionato. Resta infine la condizione degradata di alcune delle zone limitrofe, dove dei terreni adibiti illegalmente a orti sono stati nel tempo venduti o affittati a persone che ora di fatto vivono nelle baracche, anche queste abusive, che sorgono a formare una vera e propria bidonville.

Per concludere, stiamo pensando a una soluzione per gli ortisti, quasi tutti anziani pensionati che hanno trovato in questa attività un modo per passare la giornata e tenersi in attività, dopodiché i depositi abusivi dovranno sparire e anche le persone che vi soggiornano abusivamente dovranno trovare altre soluzioni, venendo se possibile inseriti nelle liste per l’assegnazione di una casa popolare in modo da risolvere anche una situazione di microcriminalità diffusa ingenerata dalla presenza di numerosi irregolari senza documenti. Al quartiere Olmi invece le cose sembrano essersi risolte, infatti l’accampamento rom che vi si trovava ora non c’è più. Anche in questo caso grazie al posizionamento di new jersey al capolinea dell’autobus, di fatto sbarrando l’accesso alla strada a fondo cieco dove il mezzo fa manovra e dove si trovava l’accampamento. Certo qualcosa sembra riaffacciarsi ma da qualche mese la maggior parte degli occupanti abusivi non si trova più lì. Il punto sul quale insisto però è che non è giusto che i cittadini debbano barricarsi a casa propria, inoltre chi prima risiedeva agli Olmi abusivamente ora pare si sia trasferito su terreni dei comuni limitrofi, di fatto spostando il problema senza che questo sia stato risolto definitivamente.

Quale tipo di collaborazione sussiste tra il Comune di Milano e i vari Municipi, in particolare il 7, in ambito di sicurezza e tutela della cittadinanza?

Purtroppo mi sento di dire che in questo caso il problema principale è che il Comune di Milano ha una corrente politica differente dalla maggioranza dei Municipi (5 di centro destra, 4 di centro sinistra); quando si è costituita questa consiliatura, non è stata di fatto attuata l’autonomia che era previsto venisse concessa da quando nel 2016 sono stati costituiti i Municipi. E’ pur vero che si tratta di una novità, con un iter che comincia e un tipo di amministrazione che parte ex novo, ma si è percepita come la mancanza di una volontà a procedere speditamente verso l’autonomia dovuta per le competenze ai vari Municipi. Secondo noi questo è un po’ il tema, a maggior ragione in termini di sicurezza, compresa la polizia locale che è sì di competenza del Comune di Milano ma per cui i Municipi di centro destra avevano chiesto fin dall’inizio a gran voce di avere più autonomia nella sua gestione. Il Municipio 7 ha sul proprio territorio una sede della polizia locale, per questo avevamo chiesto di pensare a un’organizzazione che in parte richiamasse la figura di quelli che furono i ‘vigili di quartiere’, con una parte delle forze in campo gestite direttamente al fine di intervenire in maniera più tempestiva a seguito delle richieste dei residenti. Con una gestione centralizzata infatti capita che gli uomini che ad esempio si trovano in Anselmo da Baggio (dove sorge la sede della Locale) vengano chiamati dall’altra parte di Milano e viceversa, non arrivando velocemente e perdendo del tempo prezioso lungo il percorso. Quello che manca da anni quindi è un tangibile presidio sul territorio. La presenza della polizia locale infatti, sebbene con minori poteri di intervento rispetto a Polizia e Carabinieri, funziona come deterrente oltre chiaramente a rappresentare un punto di riferimento a cui i cittadini possono rivolgersi.

Sul territorio del Municipio 7 insistono situazioni non facili, ad esempio il quadrilatero di San Siro dove gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono stati in varie occasioni al centro della polemica per situazioni di abusivismo e microcriminalità diffusa. Sono all’ordine del giorno dei progetti patrocinati dal Municipio per migliorare le cose, tra gli altri in ambito di sicurezza?

Come detto, per la sicurezza dei residenti è secondo noi importante garantire dei presidi e a questa progettualità si è aggiunta la richiesta della presenza dei militari, appelli questi che però spesso rimangono senza una risposta immediata o adeguata alle reali esigenze. Sulla scorta di quello che ci siamo detti, noi come Municipio non abbiamo infatti strumenti, tantomeno nell’ambito della sicurezza che non è in capo a noi direttamente.
Quello che possiamo fare, e che a mio parere al momento resta l’unico strumento efficace, è far percepire la presenza delle istituzioni e in generale della cosa pubblica. Faccio l’esempio di un progetto che impegna il Municipio nel quartiere San Siro a partire dalla collaborazione con il Politecnico di Milano e che si somma alle altre realtà associative presenti sul territorio. Questo presidio, mapping San Siro, ha avuto sede fino a poco tempo fa in via Abbiati, in uno spazio di 40 mq precedentemente adibito a guardiola su strada; poco più di un mese fa è stata invece inaugurata la nuova sede di 140 mq nella vicina via Gigante. Il fatto che nel quartiere ci siano delle associazioni che lavorano, sviluppano progettualità e attraggono persone ritengo possa rappresentare un segnale importante. Nel nuovo spazio più ampio, che come in precedenza Aler e Regione Lombardia hanno concesso all’Università a condizioni agevolate, verranno realizzate ancora più iniziative, un risultato questo raggiunto grazie alla sinergia tra il Municipio e le altre istituzioni coinvolte.
Tra le più recenti quella dell’urbanistica tattile in via Abbiati, con un progetto realizzato e inaugurato circa due mesi fa, che ha abbellito e reso più agevole la fruizione dei tratti antistanti le associazioni. Io ho personalmente collaborato fin dall’inizio con il politecnico per mapping San Siro a questa iniziativa, che con la particolare colorazione del marciapiede e la posa di fioriere e sedute ha rinnovato lo spazio su cui si affacciano le varie associazioni presenti.

Lo spazio lasciato libero da mapping San Siro è uno di quelli messi a bando con ‘Luci a San Siro’, altra progetto che Municipio 7, Regione Lombardia e Aler hanno portato avanti e che noi come Municipio abbiamo cercato di diffondere; dopo la prima commissione consiliare, una seconda si è svolta nel teatro di Piazzale Brescia, dove l’assessore regionale al welfare Stefano Bolognini ha esposto il bando riguardante i dieci spazi messi a disposizione. Si tratta di un segnale positivo e concreto che apre luoghi un tempo chiusi e inutilizzati, arricchendo il quartiere di maggiore vivibilità e fugando il senso di abbandono tipico di certe periferie. Stessa cosa si dica per gli imminenti progetti, sempre con l’intervento di Aler e Regione Lombardia, per la sistemazione dell’area cortilizia alle spalle della nuova sede di mapping San Siro e dell’arredo urbano sul marciapiede di fronte a essa, che verrà liberato e dove verrà posata una pavimentazione in legno tra un albero e l’altro oltre a delle nuove sedute. Si tratta di un modo per cercare di riconquistare a piccoli passi delle aree finora abbandonate a sé stesse, essendo praticamente impossibile intervenire in maniera più massiva e a breve termine. Quantomeno per arginare le situazioni di maggior disagio, come per via Abbiati dove è stato sottoscritto un patto di collaborazione tra Comune, Municipio 7, Associazioni e Politecnico che cerca di essere parte attiva in queste situazioni con la condivisione di progettualità.

Ultimo esempio è quello della recente sigla su un progetto, sempre del Politecnico, in via Quarti a Baggio, nei pressi del parco delle cave. Si tratta di un quartiere molto difficile e il progetto si innesta su un lembo di terra in particolare, una strada a fondo cieco dove sorgono delle torri e che termina a ridosso del parco, un complesso abitativo noto purtroppo per fenomeni di criminalità, in particolare lo spaccio di stupefacenti. Bene, l’idea è di sistemare questo luogo grazie all’intervento congiunto di Politecnico, Municipio 7 e Associazioni. Il nostro Municipio in particolare ha potuto partecipare poiché quello spazio ricade nel nostro territorio e per questo, grazie a una vecchia convenzione che interessa proprio il parco delle cave, potremo beneficiare degli oneri da reinvestire a scomputo previsti per il nuovo quartiere che sorgerà nell’area Calchi-Taeggi, per il resto appartenente alla Zona 6 nei pressi di Bisceglie. Saranno quindi realizzati degli impianti sportivi (campi da basket, da calcio …) per consentire ai bambini e ai ragazzi che abitano le torri, dove tre quarti degli abitanti sono abusivi, di avere un luogo di ritrovo dove essere attivi e nel caso recuperati, anche grazie alle attività che in parallelo verranno svolte dalle Associazioni locali.

 

 

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