Se questa è Milano

Da anni alcuni quartieri di Milano vivono un disagio che, come un fiume carsico, viene portato alla luce trovando spazio sulle pagine dei quotidiani locali e non e in approfondimenti e inchieste televisive. Se ne parla per qualche tempo, la politica si indigna, chi non vi abita e non sapeva, forse, si pone delle domande. Poi tutto torna silente, ma non per coloro che risiedono in queste zone e che quotidianamente si trovano ad affrontare condizioni non facili. Abbiamo deciso di raccontare come si vive e cosa succede nel Quadrilatero di San Siro, uno dei quartieri di Milano dove le residenze di edilizia popolare sono caratterizzate, come altre, da particolari problematiche che sembrano permanere nel tempo senza che grandi speranze per il futuro pare possano germogliare, almeno fino ad ora

Intervista a Ross Rox: impegnata da anni sul territorio contro l’illegalità e per i diritti dei disabili, è stata candidata alle elezioni amministrative 2016 con la lista civica “Milano Coesa”.
Facente parte dell’Associazione “Buon Senso e Legalità”, di cui era socia e console, che ha collaborato con la rivista “Quattroruote”, tra gli altri per il progetto ‘Milano Fuoriclasse’, e con Retake Milano, per la tutela del territorio cittadino.
Ross Rox è stata inoltre madrina del progetto “Luna Nuova”, con Simona Sottocornola e Barbara Rubin, contro la violenza sulle donne.

 

In un bar del quartiere San Siro incontriamo Ross, storica residente Aler di cui la cui madre già era dipendente. La giornata è calda e assolata come il suo carattere, che si mostra subito per la sua personalità forte e battagliera di donna che non si è mai tirata indietro di fronte alle irregolarità e alle ingiustizie di cui è stata ed è testimone. Ross Rox, questo il suo nickname sui social, è una persona diretta e concreta che anche per questo è diventata nel tempo un punto di riferimento per gli altri residenti, impegnata com’è a denunciare tutto quello che non funziona facendo sentire forte la sua voce e dedicandosi alle battaglie per la legalità che ha sempre portato all’attenzione delle istituzioni cittadine.
Entriamo subito nel vivo della questione e chiediamo a Ross di raccontarci, dal suo punto di vista privilegiato, come si vive nel Quadrilatero, dove anche lei risiede. Ripercorrendo la storia dell’edilizia popolare milanese, tiene subito a chiarire che secondo lei non è stata una scelta vincente quella che la politica ha compiuto qualche anno fa (ndr Mandato Pisapia negli anni 2013/2014) decidendo di suddividere la gestione delle case popolari tra Aler e MM, che fino a quel momento come ente mai aveva avuto a che fare con la gestione dell’edilizia, tantomeno con caratteristiche peculiari come quelle che segnano alcuni quartieri cittadini. Ross infatti sospende il giudizio sull’operato degli amministratori delegati a occuparsi di questi aspetti, sia a livello comunale che regionale e si vedrà che per questo delle ragioni ben precise ci sono.
IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) ci spiega, era un ente autonomo, come dice il suo stesso nome, slegato da altri organismi e logiche che non fossero quelle abitative, poi si è trasformato in ALER (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) passando di fatto alla Regione. Secondo Ross il principale problema è stato quello della scelta da parte di Regione Lombardia di chiedere ad Aler di sottoscrivere per i debiti accumulatisi negli anni, con la conseguenza di non aiutare l’uscita dalla condizione debitoria che tuttora permane. “Con quanto affermo, comunque non intendendo esimere Aler – prosegue – da eventuali altri errori commessi, poiché alcune scelte poco giustificabili secondo una logica imprenditoriale a mio parere erano già avvenute”.
Come noto, uno dei punti dolenti che caratterizzano l’edilizia popolare, in questo caso milanese, è l’abusivismo. Anche su questo punto Ross ha le idee chiare, oltretutto essendosi battuta direttamente per sventare più di un’occupazione, mettendoci la faccia e rischiando in prima persona, a fianco delle forze dell’ordine chiamate a intervenire.
Parliamo della crisi economica che negli ultimi dieci anni ha causato le difficoltà che tutti conosciamo e che per alcuni ha significato anche la perdita del lavoro se non dell’alloggio.
Verso queste persone, così come nei confronti dei molti anziani che devono arrivare a fine mese con la pensione minima, Ross non si sente di puntare il dito.
“Non mi sento di giudicare nessuno – dice – se una persona non paga l’affitto perché altrimenti non avrebbe di che mangiare, come puoi non metterti nei suoi panni?”.
Di tutt’altro tenore è invece il parere che esprime nei confronti di coloro che, con prepotenza e senza rispetto, occupano gli alloggi, vuoti e non solo purtroppo.
L’ultima sanatoria, ci spiega, risale al 1990/91: nella lista di coloro che avevano occupato abusivamente entro una determinata data, si è proceduto al ripescaggio in base a criteri pre-determinati. Chi è stato inserito in questa nuova lista ha così potuto optare per il saldo del debito dovuto tramite la sottoscrizione di cambiali, oltre che a versare regolarmente l’affitto da quel momento in avanti.

A questo punto la domanda sorge spontanea, ossia sarebbe da chiarire perché accade in così gran numero di volte che degli alloggi vengano occupati abusivamente, non rispettando le assegnazioni, a fronte della presenza di case non affittate. Perché questi appartamenti sfitti non vengono assegnati secondo le liste regolarmente compilate?

Ross Rox non si fa pregare e, raccontando uno dei tanti episodi di cui è stata testimone diretta, ci consente di addentrarci meglio nel sistema che caratterizza la gestione del patrimonio immobiliare di Aler, per capire come le cose non siano così semplici come potrebbero apparire dall’esterno. Nel caso infatti di un precedente affittuario, a un certo punto deceduto, Aler viene chiamata alla ricerca degli eredi che avrebbero diritto a subentrare. Ebbene in questo specifico caso, ma in altre occasioni le circostanze si sono presentate in modo similare, la pratica, passata agli uffici di competenza, è tuttora aperta, dopo che ormai sono trascorsi ben dieci anni! Nel frattempo è legalmente impedito anche solo prelevare i mobili e gli effetti personali dell’affittuario ormai defunto, poiché si configurerebbe il reato di violazione di proprietà.
Altro caso esemplare è quello dell’appartamento di una signora ormai ricoverata da anni in pianta stabile presso una casa di riposo, i cui parenti non si sono interessati del contratto, anche una volta morto il convivente della donna, la quale, consapevole o meno della cosa, per mesi ha continuato a ricevere le bollette relative alle utenze domestiche …
Nel frattempo, in un caso come nell’altro, le condizioni igieniche degli alloggi in questione sono degenerate, creando notevoli problemi ai residenti degli appartamenti contigui. Ma anche a fronte di situazioni di questa portata, nemmeno l’ufficio d’igiene è autorizzato a intervenire, mancando il permesso degli aventi diritto, che però latitano …
Parallelamente, prosegue Ross, Aler si è premurata di ristrutturare altri appartamenti vuoti, che però in alcuni casi sono stati prontamente occupati in modo abusivo.

Chi sono principalmente i soggetti che occupano abusivamente?

A occupare spesso sono persone di etnia rom, in particolare quando si tratta di case situate ai piani terreni.
Ross ci racconta quello a cui assiste da anni ma, tiene a precisarlo, “la denuncia di quanto avviene da parte mia è lungi dal voler fare un discorso che voglia fare riferimento a questa o quella etnia particolare. Non mi si può tacciare di razzismo se riporto quanto accade, resta il fatto che negli anni si sono create delle vere e proprie enclave, dove un gruppo etnico piuttosto che un altro (e la presenza più consistente è quella maghrebina) tendono a costituire un blocco compatto, con cui le istituzioni in primis fanno fatica a dialogare. E non è plausibile che alcuni residenti volenterosi debbano prestarsi al ruolo di sentinelle”.
Il Comune di Milano è il soggetto finale che, con un’apposita commissione, è chiamato ad assegnare le case in base alle liste profilate dal sistema informatico, ma le procedure risultano piuttosto lente. Non è quindi Aler che assegna gli alloggi, come si potrebbe pensare, bensì il Comune. Importante sarebbe riuscire a velocizzare i passaggi burocratici, nonostante la legge regionale che prevede di abbinare i futuri occupanti in base a una determinata metratura, cosa che potrebbe essere comunque più o meno facilmente verificabile in Commissione a prescindere dagli abbinamenti prodotti dal software dedicato.
Diversi alloggi cosiddetti ‘sotto soglia’, spiega Ross, ad oggi non sarebbero più assegnabili per le dimensioni ridotte, anche in questo caso in base a un regolamento regionale, ma il Comune potrebbe prevedere una deroga magari destinandoli a persone sole che utilizzano la casa come appoggio per una permanenza temporanea a Milano legata a motivi di lavoro, cosa che avviene in modo similare per l’utilizzo temporaneo di piccoli alloggi da parte di Associazioni caritatevoli (ad esempio le Dame di San Vincenzo) che li destinano a persone bisognose in attesa di altra sistemazione. Questo è uno dei suggerimenti che Ross, e chi come lei si occupa di queste problematiche, immagina per rendere il sistema di assegnazioni più snello ed efficace.
Idem per quanto riguarda l’assegnazione ‘a stato di fatto’, che un tempo prevedeva di assegnare delle case a persone che poi, autonomamente, avrebbero dovuto procedere ai lavori di ristrutturazione necessari per corrispondere ai criteri normativi previsti, scalando quanto speso dalle successive quote di affitto.
“Purtroppo – commenta Ross Rox – questa tipologia di assegnazione è stata sospesa, per poi in parte tornare in auge, anche a causa di scorrettezze da parte di alcuni inquilini che per le spese fatturate hanno dichiarato cifre non congrue. In ogni caso sarebbe importante adoperarsi per procedere a controlli più stringenti senza perdere l’opportunità di proseguire su questa strada”.

Altro aspetto che balza agli occhi osservando gli edifici di residenza popolare è il pessimo stato in cui versano molti di essi …

Uno dei motivi principali alla base di questa situazione, spiega Ross, deriva dal gran numero di occupanti abusivi e da coloro che, “includendo purtroppo anche brave persone piegate dalla crisi”, non sono in grado di versare regolarmente l’affitto. La carenza di fondi fa sì che Aler non possa fare fronte a tutte le spese necessarie per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei caseggiati, scegliendo di destinare quanto a disposizione, anche con l’integrazione di un apposito fondo (che come prevedibile si esaurisce via via) solo a quanto riguarda gli aspetti imprescindibili, come il riscaldamento, vedendosi invece costretti a tralasciare altre voci di spesa come ad esempio quelle di portineria, per cui ormai sempre meno edifici possono usufruire di questo servizio, andando a peggiorare quelli che sono gli aspetti riguardanti il controllo e la sicurezza.

Accade anche che, così facendo, le stesse aziende appaltatrici poi facciano marcia indietro a fronte di nuove richieste di interventi, sapendo in anticipo che i pagamenti, quando effettuati, rischieranno di non essere sempre regolari.
Con una percentuale di abusivismo che in alcuni casi supera il 40%, il Comune di Milano ha in alcuni casi anche deciso di intervenire in modo drastico, ci racconta Ross, ma spesso quando gli sgomberi vengono attuati, alcune delle forze in campo si schierano a fianco di soggetti che alzano barricate, in nome del diritto alla casa e della tutela dei più deboli e bisognosi. Il punto è che, così facendo, le prime vittime di questo stato di cose sono altre persone che versano in stato di necessità e che, pur avendone diritto, non riescono ad avere accesso a quanto spetterebbe loro. Inoltre la sicurezza dei residenti regolari, e la loro pazienza in presenza di comportamenti spesso poco rispettosi del vivere civile, viene da tempo messa a dura prova.

Per quanto riguarda la sicurezza e la convivenza nel quartiere cosa ci può dire in base alla sua esperienza di residente anche attivamente presente sul territorio?

Per restare a quella che è la situazione generale, posso dire che San Siro risulta a livello nazionale il quartiere, oltre che con un’età media dei residenti piuttosto alta, soprattutto quello con la maggior percentuale di disabilità mentale e purtroppo mancano i presidi, quindi diversi soggetti sono lasciati a sé stessi con le conseguenze che si possono immaginare. Un tempo le cure prescritte venivano somministrate presso una struttura sanitaria presente sul territorio mentre allo stato attuale i pazienti in cura sono costretti a recarsi in un’altra zona della città, cosa che non sempre avviene, trattandosi di persone spesso anziane e sole o comunque con problematiche particolari che necessiterebbero di aiuto e sostegno aggiuntivi.
Per quanto riguarda invece la sicurezza, e la percezione che i residenti ne hanno, le cose vanno se possibile anche peggio. Accade di tutto per le strade e, nonostante i presidi di polizia istituiti dal Comune in alcuni punti a determinati orari, secondo Ross, si avverte la mancanza di una strategia concreta per arginare i fenomeni di micro criminalità, ormai radicatisi in determinate zone. “Parlo per esperienza diretta – ci dice – e, tra i vari episodi che potrei enumerare, ne basta uno esemplificativo di ciò con cui conviviamo quotidianamente: non molto tempo fa abbiamo assistito all’allestimento di una bisca clandestina a un angolo di strada (ho scattato numerose foto e realizzato un filmato). In quel caso – prosegue Ross – io personalmente ho passato diverse ore in contatto telefonico costante con una consigliera di zona (ndr consigliera di zona per il quartiere S. Siro) che ha mostrato la massima disponibilità, restando in linea fino alle quattro del mattino, mentre la bisca continuava a funzionare. Durante tutto questo tempo però non è stata inviata sul posto alcuna pattuglia di polizia locale, dando quindi un segnale poco incoraggiante a chi intendesse in futuro denunciare altri episodi di questo genere.
Io sostengo da sempre la Polizia locale, quindi lungi da me esprimere giudizi, anzi posso dire di aver visto l’impegno di molti suoi operatori nel cercare di risolvere le cose, ma è la politica che secondo me dovrebbe prestare maggior attenzione a quanto avviene sul territorio, senza limitarsi a emanare direttive generali che andrebbero invece calate nello specifico, verificando poi costantemente quanto avviene. Non è infatti solo durante le ore notturne che è necessario tenere gli occhi aperti, infatti anche durante il giorno può capitare di assistere a situazioni che trasgrediscono le norme del vivere civile e che portano le tante persone corrette che abitano in questi caseggiati a sentirsi non sufficientemente tutelate sul piano della sicurezza e della legalità”.
Ross Rox commenta poi che è difficile svolgere serenamente il proprio dovere anche per i poliziotti, che siano essi appartenenti alla Locale o della Polizia di Stato, se infatti mancano le tutele legali a loro favore il rischio è di venire accusati di comportamenti non consoni, come già accaduto nel caso di interventi in presenza di occupanti abusivi, seppur con la partecipazione degli ispettori del Comune; il rischio concreto per gli agenti è quindi quello di doversi poi sobbarcare le spese legali per procedimenti lunghi e dall’esito incerto.

Dal mio punto di vista – conclude Ross Rox – mancano una puntuale gestione dell’edilizia residenziale dal punto di vista strutturale e soprattutto sembra essere carente sul territorio una presenza dal punto di vista della tutela della sicurezza. Quello che noi residenti chiediamo è l’istituzione di presidi fissi e monitorati, a cui la cittadinanza possa rivolgersi con la sicurezza di ricevere ascolto e vedere tutelati i propri diritti.
Non è infatti vivibile in sicurezza un quartiere dove non ti senti tranquillo a rincasare dopo un determinato orario (e parliamo delle otto di sera, per cui anche regalarsi una serena cena fuori casa diventa problematico) o dove accade che, per i più diversi motivi, si verifichino magari dei roghi a danno delle auto in sosta con il serio rischio di danneggiare anche altre cose e persone.
“Detto questo – sottolinea Ross – non mi stanco di ripetere sempre che il primo passo per cambiare la situazione vigente è che ciascuno di noi faccia il proprio dovere di bravo cittadino e sia lui per primo esempio della messa in atto di comportamenti civili, e che si provi almeno a non girare la testa dall’altra parte quando si assiste a un’ingiustizia, anche se mi rendo conto di come questo non sempre sia facile”.

“In alcune occasioni mi è capitato di definire il Quadrilatero di san Siro ‘la striscia di Gaza’ e non credo di esagerare, non più di quando ormai diversi mesi fa provai a denunciare una situazione che montava, con un rischio per la sicurezza di tutti. Mi è stato detto che esageravo e rischiavo di seminare panico inutilmente, ma quando qualche tempo dopo si è assistito a una rissa che ha coinvolto più di cento persone (ndr la maxi rissa avvenuta a settembre 2016 in piazza Selinunte che ha coinvolto numerosi cittadini principalmente di origine egiziana e marocchina, a suon di coltellate e bastonate, per cui è stato necessario l’intervento di quindici pattuglie tra polizia e carabinieri) o quando in un’altra via del quartiere si è verificata una sparatoria, per non parlare delle sassaiole da parte di ragazzini contro i mezzi pubblici che transitano in zona … forse poi qualcuno si è ricreduto su quanto da me a suo tempo denunciato con cognizione di causa”.

 

 

 

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