CCM – Coordinamento Comitati Milanesi, associazionismo e cittadinanza attiva

Intervista a Salvatore Crapanzano e Fabiola Minoletti, rispettivamente presidente e vice presidente del Coordinamento Comitati Milanesi, che ci hanno illustrato l’attività svolta da anni sul territorio milanese da numerosi comitati, alcuni attivi da decenni, per dare voce e rappresentanza alle persone che vivono nei vari quartieri di Milano e che nel tempo si sono organizzati in funzione delle più diverse realtà per conoscere a fondo i problemi e proporre soluzioni

Un po’ di storia

Il Coordinamento dei Comitati Milanesi (CCM) si è costituito a Milano agli inizi degli anni ’90 per collegare e dare più forza all’attività di denuncia e di proposta di molti comitati sorti spontaneamente in città. Oggi il CCM raggruppa più di 45 comitati di quartiere e associazioni.

Salvatore Crapanzano, presidente CCM

I temi centrali dell’iniziativa dei comitati riguardano i beni primari di una comunità: la convivenza civile, la sicurezza e la lotta al degrado del territorio, la salvaguardia ambientale e i valori civici. Per quanto riguarda la sicurezza le questioni più significative che sono state affrontate riguardano lo spaccio di droga, la microcriminalità di strada, la prostituzione, il fenomeno delle baby-gang.
Su queste emergenze i comitati hanno attivato, negli anni, diverse iniziative: manifestazioni di piazza e fiaccolate, d’intesa con le associazioni locali, in particolare del commercio e le parrocchie; monitoraggio costante quartiere per quartiere e attivazione di gruppi WhatsApp per raccogliere le segnalazioni dei cittadini; sollecitazioni per una più efficace azione di presidio delle forze dell’ordine e del Comune sul territorio, in particolare con i Vigili di quartiere; incontri con i parlamentari locali e gli amministratori, ecc. Inoltre, i comitati hanno sollecitato e ottenuto una sempre maggiore collaborazione tra le diverse Forze dell’Ordine, il rafforzamento degli organici di polizia sul territorio e la convocazione di riunioni interforze in grado di ascoltare i comitati interessati e valutare a livello del singolo Municipio (che a Milano sono 9), lo stato delle cose e decidere sulle priorità.
Per quanto riguarda il Comune, il CCM ha premuto per l’attivazione del vigile di quartiere che funziona, con alti e bassi, da circa sei anni, per realizzare (con l’aiuto delle moderne tecnologie) un punto di riferimento dei Cittadini per veicolare tutte le informazioni necessarie alle politiche di intervento e di riqualificazione ambientale nelle aree più degradate e a rischio. Sul versante dell’immigrazione il CCM si è impegnato per il contrasto all’occupazione delle case popolari e nel favorire l’integrazione degli immigrati regolari, anche attraverso contatti con le diverse comunità presenti sul territorio. Infine, sul versante civico il CCM ha ideato e promosso il Premio alla Virtù Civica “Panettone d’Oro”, giunto alla 19^ edizione, che premia ogni anno i cittadini più meritevoli per i comportamenti civici adottati. Il CCM ha proposto e realizzato, con la Questura e alcuni Rotary di Milano, anche il premio “Cittadini meritevoli” che da oltre 10 anni viene assegnato a cittadini che sono intervenuti con coraggio per favorire il rispetto della legge.

Vigile di quartiere

“Quando il Comune di Milano ha organizzato il vigile di quartiere  – ci spiega il presidente Salvatore Crapanzano – ha organizzato uno specifico incontro con i Comitati che fanno parte del CCM, c’era l’assessore di allora (ndr Marco Granelli, assessore alla sicurezza e polizia locale della giunta Pisapia), il Comandante della polizia locale era Tullio Mastrangelo, e da parte nostra, prosegue Crapanzano, abbiamo avuto un’idea molto chiara della complessità delle cose da affrontare, grazie alla documentazione consegnataci e alla discussione intercorsa.
A quella riunione, che si tenne presso la sede della polizia locale in piazza Beccaria, erano presenti una cinquantina di persone di circa 30 Comitati. Di quell’incontro, molto positivo, posso ricordare – dice il presidente del CCM – che dissi all’assessore Granelli che se fosse riuscito a fare solo una parte di quello che aveva proposto, saremo stati contenti’. Purtroppo le cose non si sono sviluppate come sperato, perché si sono incrociate due problematiche: una di tipo sindacale, fattore piuttosto condizionante nelle dinamiche interne alla polizia locale, e l’altra (questa è diciamo una mia considerazione personale) per il fatto che, essendo l’assessore molto attivo in prima persona, paradossalmente molti ne hanno approfittato non supportandolo come necessario. Il piano generale era ben organizzato, ma anche altri motivi hanno contribuito alla mancata piena realizzazione del sistema proposto: prima di tutto per la necessità di sovrapporre le due coppie di operatori sul territorio che si dovevano dare il cambio tra primo e secondo turno della giornata; se infatti la coppia del mattino è giustamente chiamata a fare un’ora in comune con quella che subentrerà il pomeriggio per scambiarsi le informazioni utili, entrambe le coppie ‘perdono’ un’ora di attività sul territorio; inoltre i Vigili di Quartiere ricevevano indicazione di percorso e di cose ben precise da fare, di cui una, sia al mattino che al pomeriggio, era stare davanti alle scuole all’entrata e all’uscita degli studenti, cosa che prendeva molto tempo (a questo si dovrebbe ovviare con la figura dei ‘nonni vigili’, che vorremmo pienamente e costantemente organizzata). E così solo pochi riuscivano a vedere e apprezzare la presenza dei Vigili di Quartiere.

Tra le indicazioni progettuali forti espresse dall’assessore c’era quella che il poliziotto locale di quartiere dovesse essere colui che sul territorio di competenza raccoglie tutte le segnalazioni e le smista (‘il vigile di quartiere non deve mai dire a chi si rivolge a lui ‘questo non è di mia competenza’, neppure nel caso di un lampione rotto, che chiaramente non è di sua competenza ma a lui è dato il compito di segnalarlo a tutti i settori dell’Amministrazione). Il punto principale di stallo si crea infatti nel procedimento che va dalla raccolta delle segnalazioni, alla distribuzione a chi dovrà poi occuparsene, fino al dare in tempi accettabili risposta adeguata; comunque trovando almeno il modo di dare un feedback al Cittadino che aveva fatto la segnalazione” (che, se dopo molto tempo vede che le cose non sono state risolte, ne ricava sfiducia!)

Fabiola Minoletti, vicepresidente dei CCM, ricorda in tal senso il ‘Sistema Ambrogio’ (così chiamato in onore del santo patrono di Milano) un sistema sperimentale istituito ai tempi dalla Sindaca Letizia Moratti con il Comandante della polizia locale Mastrangelo, sistema che doveva consentire l’acquisizione e rielaborazione di tutte le segnalazioni relative al piccolo degrado urbano.

Fabiola Minoletti, vice presidente CCM

All’atto pratico, le segnalazioni sul degrado urbano che venivano raccolte dai vigili urbani, (inizialmente in via sperimentale solo negli ambiti territoriali di quella che allora era la zona 4, poi il progetto fu esteso a tutta la città), venivano fatte convergere in una struttura ‘a imbuto’, a un unico ufficio, con un’unica interfaccia che provvedeva poi a inviarle tramite un codice all’ufficio di competenza, dopodiché per ogni segnalazione, con la sua codificazione, si provvedeva a comporre una scheda telematica che riportava la geolocalizzazione e dove si poteva anche consultare il procedere del lavoro su quella specifica problematica; “nella fase sperimentale il mio compito – prosegue la vice presidente Minoletti – era quello di una sorta di ‘rilevatore esterno’, con un’ottica quindi differente da quella di un operatore, in pratica di chi come cittadino di quel quartiere è a contatto con le dinamiche sul territorio h24 e si confronta con il problema tutti i giorni uscendo di casa”.

Perché poi il progetto del ‘Sistema Ambrogio’ è fallito?

“Il problema – ci spiega Fabiola Minoletti – era che arrivavano troppe segnalazioni, anche perché si era in fase di avvio, e i vari operatori non sono stati in grado di dare risposte con adeguata celerità. Il progetto del ‘Sistema Ambrogio’ ha comunque ottenuto due importanti riconoscimenti a livello europeo ed è poi stato esportato con risultati soddisfacenti a Reggio Emilia e Forlì, dove tuttora è in funzione. Crapanzano ritiene che questo sistema richiedesse anche di organizzare in modo diverso la gestione complessiva degli interventi in risposta alle segnalazioni, che oltre tutto attendevano invano un feedback -con il rischio concreto di creare un effetto boomerang per l’amministrazione”.
“Questo progetto, come altri – spiega il presidente del CCM – si strutturava come una catena dove, se anche solo un anello si spezza, tutto viene inficiato irrimediabilmente. Una volta istituito un progetto infatti, se poi non si è in grado di fare ‘manutenzione’, questo inevitabilmente fallisce. Tenendo conto delle problematiche quotidiane nei quartieri cittadini, il risultato negativo è duplice: si tratta della stessa situazione rappresentata dal vetro rotto, che se non viene prontamente sostituito porta al sempre maggiore degrado della zona; ma si tratta anche di dimostrare efficienza per non alimentare sfiducia”.

Come si sviluppa il coordinamento tra cittadinanza, forze dell’ordine e Coordinamento Comitati Milanesi?

Il presidente dei CCM spiega che l’atteggiamento dei Comitati si è caratterizzato fin da subito per una forte propensione alla collaborazione con l’amministrazione pubblica, di qualunque colore fosse, per dare una mano nella risoluzione delle varie problematiche cittadine. “In questi casi – aggiunge Crapanzano – risulta fondamentale che dall’altra parte ci sia la volontà di accettare di farsi aiutare; per esperienza posso dire che non è facile, ancora di più quando si vuole aiutare il Comune chiedendo in cambio nient’altro che il risultato.
Il Coordinamento negli anni ha fatto molto, badando in primis alla sostanza e non alla manifestazione pubblica dei propri risultati. Ad esempio, oggi si parla molto di ‘sicurezza partecipata’, si fanno dei corsi su questo metodo… Ebbene, il concetto di ‘sicurezza partecipata’ nasce nella Questura di Milano su segnalazione e sensibilizzazione proprio del Coordinamento, dall’idea che la sicurezza non possa essere solo compito di forze esterne che si organizzano perché a tal fine sono appositamente pagate, ma che necessiti di un forte coinvolgimento di quanti vogliono dare una mano; e per esperienza posso dire che moltissima gente può essere utile in tal senso. Noi, come CCM, l’abbiamo fatto sempre, di più o di meno secondo il Questore con cui ci si trovava a dialogare e questo a Milano ha funzionato e dato i suoi frutti; ad esempio ritroviamo molto nel decreto sicurezza del ministro dell’interno Minniti (sebbene purtroppo alcuni aspetti non siano risultati poi di semplice attuazione) in cui è centrale proprio il concetto di sicurezza partecipata”.
Anche prima, a Milano, sono stati organizzati incontri per ogni consiglio di zona con la partecipazione di Comitati, Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Locale, rafforzando fiducia e collaborazione reciproca.

Quali sono le problematiche che maggiormente coinvolgono i Comitati di quartiere?

“Ci sono dei problemi che danno enorme fastidio alla gente e che, sembra incredibile, non si riescono ad affrontare – racconta Salvatore Crapanzano – posso fare l’esempio di quanto avviene nel mio quartiere ma anche in altri, dove è capitato che arrivino dei camper, che vengono posteggiati ai margini di un parco; in questi camper vivono numerose persone, tra cui diversi bambini, che nell’arco di alcuni mesi hanno continuamente fatto cose inaccettabili e chiaramente vietate dal buon senso e dagli appositi regolamenti comunali: disseminare le aree circostanti di rifiuti (cibo, che poi attira animali, bottiglie di plastica, fogli di giornale, una volta addirittura un grosso pacco di gratta e vinci – di dubbia provenienza – grattato e poi sparpagliato a terra) ma anche piantare delle tende nel parco e dormirci.
Si tratta di un problema che ha connotazioni molto precise e che non viene gestito nella maniera adeguata: la polizia, specie quella di Stato, interveniva in tempi piuttosto rapidi dalla chiamata, ma poi il fenomeno non veniva stroncato, semplicemente i camper si spostavano in altri punti della zona per poi ritornare il giorno dopo. Alla base di tutto questo – secondo il presidente dei CCM – ci sono situazioni sicuramente affrontabili, ma che non riescono ad essere arginate e creano non solo rabbia e fastidio, ma accrescono la sfiducia dei cittadini verso chi, pur essendo pagato per far rispettare le regole, dimostra che non riesce a farlo!”.

Si possono fare altri esempi in tal senso?

“Un caso esemplare sul territorio milanese, ma non solo, – risponde Fabiola Minoletti – è quello rappresentato dal proliferare di spazi adibiti impropriamente a luoghi di preghiera, altro problema che non si riesce a risolvere”. Riguardo a questo aspetto, Crapanzano ricorda una segnalazione consegnata un anno fa a un incontro del CCM con il Prefetto, il Questore, il Comandante dei Carabinieri e anche quello della Guardia di Finanza: in via Cavalcanti, nei pressi della Stazione Centrale di Milano, circa 600 persone sono solite riunirsi in uno scantinato 2 piani sottoterra, con una sola scala di uscita. Nonostante l’intervento di tutte le Istituzioni, anche dei Vigili del fuoco, ancora la questione non è stata risolta, anzi si è consolidata, perché i gestori di questa moschea oggettivamente abusiva, hanno acquistato lo scantinato che prima avevano in affitto!! “.

Moschea abusiva in via Cavalcanti a Milano, dalla strada su cui affaccia lo stabile in cui si ritrovano i fedeli

“Dietro queste dinamiche – specifica il presidente dal suo punto di osservazione – non si celano strategie più o meno occulte o particolari scelte di campo, piuttosto la dinamica tipica è che il problema trova solo altra collocazione, per una reale mancanza di capacità politica di agire indicando un’alternativa corretta ed evitando drasticamente il mancato rispetto delle regole, in questo caso di quelle più elementari della sicurezza personale di centinaia di persone che si riuniscono in un sotterraneo!!”.

Il cortile interno del condominio di via Cavalcanti su cui affaccia il seminterrato adibito a moschea

Tra gli episodi che, almeno per qualche tempo, la cronaca locale e non solo locale ha seguito, c’è il problema rappresentato dalle occupazioni abusive degli alloggi popolari, penso in particolare al quartiere San Siro a Milano, come in altre realtà metropolitane nel Paese. Qual è la situazione che potete osservare, avendo un comitato attivo proprio in quella zona?

“Le case popolari a Milano – spiega Crapanzano – venivano tutte gestite da Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale) che però si trovava in grosse difficoltà avendo un patrimonio di circa 70.000 alloggi di cui occuparsi. Il Comune non era soddisfatto della situazione e Aler ad un certo punto ha scelto di rimandare la questione al mittente per la parte, circa 29.000, di proprietà del Comune. Una parte delle case popolari sono poi state date in gestione a MM (Società ormai multiservizi, interamente partecipata dal Comune) e ora le cose stanno funzionando meglio, anche dovranno ancora migliorare.

Le case popolari del quartiere San Siro a Milano

La stessa Aler ne ha tratto beneficio perché ha preso spunto da alcune buone pratiche messe in campo da MM, ad esempio tornando sui propri passi in merito alla decisione presa in precedenza di disfarsi del servizio di portierato negli edifici popolari, scelta fatta in una logica di risparmio ma che aveva aggravato la situazione di degrado per la conseguente mancanza di controllo”.

I comitati sorti a Milano negli anni sono numerosi, ma come nasce un comitato, da quali esigenze specifiche?

“In generale i Comitati storicamente sono nati a fronte di problematiche sul territorio o di un’emergenza. Quando un comitato nasce su un problema molto specifico e limitato, in questi casi solitamente non dura.
Ci sono esempi di comitati che, una volta sorti per ovviare a una determinata situazione, poi si sono organizzati sempre di più per affrontare tutti i problemi di un territorio. Tra i comitati ricordo per esempio quello della Comasina, che c’è da 40 anni e segue la vita un po’ di tutta la zona, trattando il complesso dei problemi, quindi dal degrado allo spaccio … Ma sono tanti i comitati ‘storici’ nati a Milano”.

La partecipazione dei cittadini ai Comitati è variegata?

“La carenza di giovani è evidente, diciamo che ad animare i Comitati sono principalmente persone già in pensione, che quindi hanno più tempo a disposizione. La mancanza di giovani infatti è spiegabile con le diverse dinamiche di vita che li caratterizzano; altra cosa che si può notare è che spesso le persone che sono più partecipi, svolgono già altri ruoli, in parte similari, ad esempio consiglieri di condominio, per cui c’è già una predisposizione all’attenzione, alla cura, quindi magari molti, partendo dall’attenzione alla propria casa, poi la trasferiscono al proprio territorio. Poi i modi di agire possono essere differenti da comitato a comitato, e alcuni sono caratterizzati da un approccio più forte di altri. In ogni caso tutti tengono fuori dalla porta gli aspetti partitici, dato che una spinta connotazione in un senso produce sempre fratture e porta in breve all’esaurirsi del progetto comune”.

Dopo la costituzione di un Comitato da parte dei cittadini di un quartiere, come avviene che questo entri a far parte del Coordinamento milanese?

La vice presidente Minoletti ci spiega che può accadere che sia il comitato di cittadini a chiedere al Coordinamento di entrare a farne parte, oppure può capitare l’occasione che il Coordinamento prenda contatto con il comitato per chiedere se vuole associarsi, in un rapporto molto libero. “L’importante – ribadisce Fabiola Minoletti – come già detto prima, è evitare di avere legami con i partiti, un elemento che negli anni abbiamo visto essere controproducente perché crea divisione nell’attività sul territorio”.

Appartenenti a uno dei Comitati milanesi che ripuliscono il proprio quartiere

Anche il presidente Crapanzano parla di Comitati che a volte si creano “poco prima delle elezioni e inevitabilmente subito dopo si esauriscono”. Si tratta di finti comitati che cavalcano il momento, o per la volontà del singolo candidato di mettersi in prima fila o, più in generale, della forza politica in questione per dare un segnale della propria volontà di condivisione e partecipazione a determinate battaglie civiche; ma non c’è pericolo, questi comitati non reggono.

(inserimento link all’elenco Comitati togliendone alcuni)

Tra i premiati di quest’anno, l’avvocatessa Camilla Zamparini, in rappresentanza dell’associazione milanese Avvocato di strada onlus, i cui aderenti prestano la propria opera pro bono

Tra le numerose attività che il CCM mette in campo, troviamo anche l’ormai storica assegnazione del Premio alla virtù civica – Panettone d’oro, giunta quest’anno alla diciannovesima edizione. Come nasce questa iniziativa e come si svolge?
“Quest’anno la premiazione si è svolta il 3 febbraio, giorno di San Biagio, e durante la cerimonia sono stati consegnati una quarantina di premi, 20 a persone e 20 ad associazioni. Si tratta di riconoscimenti dati alla virtù civica, e la partecipazione è stata numerosa, con più di 500 persone presenti in sala. La scelta della giuria tra le numerose segnalazioni che ci arrivano, cade su persone che non abbiano già ricevuto l’Ambrogino d’oro (ndr onorificenza conferita dal Comune di Milano, 30 medaglie d’oro e 40 attestati di civica benemerenza) e preferibilmente ‘emeriti sconosciuti’, tutti ovviamente segnalati on line sul sito ufficiale del Premio alla virtù civica – Panettone d’oro. Segnalazioni e premi inoltre fanno riferimento da diversi anni a tutta la città metropolitana di Milano e non solo al territorio comunale come un tempo”.

L’Auditorium della Fondazione Cariplo di Milano dove si è svolta la cerimonia di consegna dei premi alla virtù civica – Panettone d’oro 2018

Mediamente quante segnalazioni ricevete per il premio alla virtù civica panettone d’Oro?

“Ne arrivano a centinaia riempendo un modulo on line direttamente sull’apposito sito, ma non tutti sono utilizzabili. Decisi i premi, negli ultimi anni abbiamo constatato che circa due terzi dei premiati erano di Milano città, un terzo dagli altri 133 comuni della Città metropolitana”.

Infine, sappiamo che anche il ‘Premio Cittadini Meritevoli’ fa direttamente riferimento alla vostra rete di Comitati, in cosa consiste?

Cerimonia di consegna dei Premi al coraggio civico, nel corso della cena organizzata presso uno dei Rotary club di Milano, al centro accanto a uno dei premiati il questore di Milano Marcello Cardona

“Anche questo premio è stato inventato dal CCM – ci spiega il presidente – ma di fatto è diventato economicamente a carico di alcuni Rotary Club di Milano, che consegnano un premio anche in denaro e organizzano un’apposita cena in concomitanza con la cerimonia. Questa la differenza tra i due premi: quello alla virtù civica Panettone d’Oro viene conferito a una persona o a un’associazione che si è impegnata per molto tempo a fare attività volontaristica, quello assegnato ai cittadini meritevoli fa riferimento a particolari atti di coraggio; per fare un esempio ricordo un caso di diversi anni fa quando sono stati premiati due cittadini extracomunitari che erano prontamente intervenuti vedendo una signora che stava per essere accoltellata sulla banchina di una fermata metropolitana, sono scesi dal vagone dove stavano viaggiando e uno dei due è rimasto anche ferito.
Per quanto riguarda le segnalazioni che arrivano, in questo caso c’è un terzo soggetto coinvolto: la Questura, con il suo ampio territorio di competenza, che travalica i confini del Comune di Milano”.

In conclusione, tengono a sottolineare il presidente Crapanzano e la vicepresidente Minoletti, dalla nostra esperienza possiamo dire che la cosa più difficile da ottenere è garantire, da parte di tutti, il rispetto delle regole, anche quelle più elementari (per fare un esempio, il contenimento del rumore notturno delle zone della movida selvaggia!).

“Se è innegabile che a Milano la situazione della sicurezza e del degrado è in continuo significativo miglioramento – lo confermano moltissimi dati, ma purtroppo tutti continuano a parlare solo di fatti negativi, mentre sarebbe importante continuare tutti ad impegnarsi riconoscendo – da un lato oggettivamente c’è ancora molto da fare, dall’altro siamo obiettivamente riusciti a fare molto sotto tanti punti di vista”.

 

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