QUATTRO CHIACCHIERE SUI BITCOIN

… E sugli impatti economici, legali, tecnologici, sulla sicurezza informatica e la geopolitica

Oggigiorno è impossibile non avere sentito parlare di criptovalute, la più famosa delle quali è indubbiamente il Bitcoin. In proposito sono stati scritti numerosi articoli di taglio economico, legale, tecnologico e di sicurezza informatica poiché l’argomento ha indubbiamente ripercussioni in ognuno di questi ambiti. Ciò nonostante a molti non sono ancora chiare le caratteristiche fondamentali delle criptovalute, il loro utilizzo e, sebbene si sia diffusa la consapevolezza della portata straordinaria del cambiamento a cui conducono, resta per i più ancora poco chiaro in cosa questo consisterà esattamente

 

La materia è certamente complessa dal punto di vista tecnico, nonché molto recente e in rapida evoluzione per poterne effettuare una disamina esaustiva ma molti aspetti sono facilmente chiarificabili o quantomeno se ne può iniziare a discutere, lasciando al lettore la possibilità di futuri approfondimenti. Comunque sia, è giunto il momento di capirne di più visto che molti economisti la identificano quale valuta del futuro e il premio nobel per l’economia Paul Krugman la definisce il nuovo gold standard, ossia la moneta di riferimento che ruberà la scena al caro vecchio dollaro.
La chiave di analisi che questo articolo seguirà, per fornire una panoramica breve ma completa sull’argomento, include ciascuno degli aspetti sopracitati (economico, legale, tecnologico e di sicurezza informatica) oltre a un breve excursus sulla connessione tra Bitcoin e geopolitica.

Cosa sono le criptovalute

Le criptovalute sono una sottocategoria delle valute virtuali, le quali altro non sono che rappresentazioni digitali di valore tramite cui si possono comprare beni reali. Per capire di cosa stiamo parlando basti pensare all’e-money, il sistema che utilizziamo quando acquistiamo qualcosa sul web.
Pur appartenendo a questa grande famiglia, che comprende i più variegati strumenti di pagamento (Internet coupon, miglia aeree e così via), le criptovalute hanno caratteristiche peculiari e per analizzarle nello specifico prendiamo a riferimento il sistema Bitcoin.
I Bitcoin nascono dall’idea di offrire una valuta che bypassi qualsiasi intermediario finanziario (nello specifico banche e banche centrali) e, non a caso, iniziano la loro storia nel gennaio 2009, all’alba della crisi globale che ha travolto i tradizionali sistemi economico-finanziari, mettendone in dubbio affidabilità e solidità.
Il loro inventore, che si cela dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ha dato così avvio alla prima implementazione della tecnologia rivoluzionaria che sostiene il sistema della criptovalute, ossia la tecnologia Blockchain di cui si tratterà a breve.

Produzione di Bitcoin

Vediamo quindi, prima nella fase di emissione e poi in quella delle transazioni, come la nuova moneta virtuale riesca a evitare intermediazioni e quali vantaggi ne derivino.
Tra le caratteristiche più rivoluzionarie dei Bitcoin vi è proprio quella di non essere riconducibili a un’autorità centrale capace di determinarne la quantità presente nel sistema economico, a differenza di quanto le banche centrali fanno con le valute con corso legale (euro, dollaro, yen etc.). Infatti questa criptovaluta ha una produzione (definita come “mining”) decentralizzata, ossia da parte di più operatori privati.
La domanda allora è la seguente: Se non vengono emessi da un’autorità centrale chi può produrre Bitcoin?
Il processo di generazione di questa criptovaluta è stato a lungo aperto a tutti mentre attualmente richiede un hardware specializzato in estrazione di Bitcoin e costi notevoli di energia elettrica. (Dunque se si è interessati a possedere Bitcoin è ora più semplice ottenerne comprandoli o in rete o tramite sportelli fisici, in Italia ad esempio ne esistono sei).
Nonostante questo sistema produttivo aperto e privo formalmente di limiti, i bitcoin, a differenza di altre criptovalute, hanno un massimo di unità coniabili – determinato dall’algoritmo impiegato per la loro produzione – che corrisponde a 21 milioni di Bitcoin (oggi in circolazione ce ne sono circa il 50% del totale realizzabile) e che si stima sarà raggiunto nel 2140.

Transazioni con i Bitcoin

Eliminando gli intermediari, oltre che nella fase di produzione anche nella fase di scambio, si sono ottenuti quelli che sono i principali punti di forza delle criptovalute: riduzione dei costi e velocizzazione dei tempi delle transazioni.
Quando ad esempio effettuiamo un bonifico bancario, tale operazione richiede normalmente un prezzo da destinare alla banca che la compie e generalmente un giorno prima che si registri il trasferimento di valore. Con il sistema bitcoin invece non vi sono costi di commissione e il trasferimento è immediato.

Aspetti economici

I vantaggi economici a cui conducono le criptovalute sono forse l’aspetto che ne determinerà il maggior successo, portando a una rivoluzione ineludibile del settore economico-finanziario che sta già costringendo i suoi operatori a ripensare completamente al proprio ruolo. Infatti l’obiettivo a cui le criptovalute mirano è quello di rendere il singolo protagonista del sistema. Per capirci, fino a qualche decennio fa se si voleva partire per le vacanze era quasi d’obbligo recarsi in agenzia per acquistare il proprio viaggio, ora questo ci sembra sempre più anacronistico. Allo stesso modo in cui Internet ha reso pressoché superfluo il ruolo delle agenzie viaggi nel settore turistico, la diffusione delle criptovalute renderà molto probabilmente le banche sempre meno necessarie al cittadino. In un futuro che si delinea come prossimo, e che già comincia a configurarsi, si potrà ricevere lo stipendio in Bitcoin su un indirizzo virtuale (in Giappone la GMO Internet paga una parte delle retribuzioni in questa valuta) e si potrà comprare in negozio con Bitcoin (a Torino ad esempio esiste un esercizio commerciale che li accetta come forma di pagamento) si potrà effettuare un trasferimento di valore in criptovaluta immediato e diretto tra le due parti (rendendo superflui bonifici, assegni etc.) e svolgere molte altre operazioni finanziarie senza necessitare di intermediazione bancaria.
Non stupisce dunque che il Ceo di JP Morgan, Jamie Diamon, sostenga che il sistema Bitcoin sia una truffa mentre è egli stesso impegnato a creare una squadra di un centinaio di persone dedicata a studiarne il fenomeno e le sue possibili evoluzioni, essendo dunque ben consapevole che, seppure lo si tema, il sistema della finanza è sul punto di essere completamente reinventato.

Aspetti legali

Il potenziale rapido mutamento del settore finanziario a cui le criptovalute conducono rappresenta una notevole sfida per legislatori e supervisori finanziari. Queste valute virtuali sono un fenomeno relativamente recente nato in assenza di un’effettiva regolamentazione. Ciò ha contribuito ai suddetti vantaggi, come bassi costi di transazione e tempi di esecuzione, ma ha lasciato ingestite le minacce che tale tecnologia comporta.
Il sistema delle criptovalute difatti pone dei rischi in numerose aree, le questioni più impellenti riguardano l’integrità finanziaria (riciclaggio di denaro, finanziamento terroristico) la protezione del consumatore, l’evasione fiscale e la regolamentazione dei movimenti di capitale.

Le giurisdizioni statali hanno dato soluzioni diverse a queste problematiche. Alcuni Paesi (Russia e Bolivia) hanno deciso di dichiarare fuorilegge l’utilizzo di criptovalute; altri invece hanno preferito modificare regolamenti e leggi esistenti per includervi il sistema delle valute virtuali ed emanare avvisi ai consumatori (Canada, Regno Unito e Stati Uniti); mentre numerosi sono i Paesi che debbono ancora assumere una posizione in materia.
Le difficoltà di regolamentazione sono peculiari e intrinseche alla tecnologia, difatti vi è innanzitutto da rispettare l’esigenza di fornirne un’adeguata cornice di tutela legale senza soffocarne la portata innovativa. In aggiunta, la natura transnazionale del fenomeno fa sì che organi internazionali debbano esservi coinvolti; il fatto che sia un sistema decentrato comporta invece la criticità di determinare quale sia il soggetto da regolamentare; e il suo essere così recente ne complica una facile definizione (si tratta di proprietà, valore, moneta?) che altrimenti ne semplificherebbe la ricondotta a categorie legali già esistenti.

Aspetti tecnologici

Di criptovalute ne esistono circa un migliaio e, come già accennato, quella dei Bitcoin è dotata di un limite di unità coniabili che ne limita le prospettive future. Tuttavia questo aspetto non riduce la portata rivoluzionaria del fenomeno poiché la rivoluzione più potente risiede nella tecnologia che sostiene queste monete virtuali, ossia la tecnologia Blockchain, che è applicabile a settori anche completamente diversi da quello finanziario.
Procediamo con calma e senza addentrarci in tecnicismi che sarebbero comunque superflui alla comprensione della questione: la blockchain technology altro non è che un registro delle transazioni di una specifica valuta virtuale. Le sue caratteristiche peculiari sono il fatto che esso sia pubblico, distribuito, inviolabile, immutabile, certificato e anonimo.
Pubblico perché per chiunque di noi è possibile visionare online i movimenti di bitcoin effettuati nel mondo; si vedrà sarà che tale codice, che corrisponde ad un utente ignoto, ha effettuato un versamento di tot Bitcoin a un altro utente con codice diverso e così per tutti i movimenti avvenuti all’interno del sistema.
Le caratteristiche che lo rendono “distribuito, inviolabile, immutabile e certificato” sono invece connesse tra loro e si spiegano paragonando questo sistema a quello di una qualsiasi banca. Anche le banche registrano i movimenti finanziari, difatti se noi accediamo al sito della nostra banca possiamo vedere la lista delle operazioni effettuate. Tuttavia il sistema delle banche si appoggia a un unico server a cui i dipendenti possono potenzialmente accedere per effettuare delle modifiche. 
Ebbene, con la tecnologia Blockchain il registro è diffuso, quindi non riconducibile a unità bensì alle migliaia di computer che conducono le operazioni con Bitcoin, quindi per effettuarvi una modifica sarebbe necessario che essa fosse effettuata su almeno il 51% dei server coinvolti, in conclusione basta dire che ciò sarebbe così difficile da poter essere definito impossibile e, per lo stesso motivo, gli innumerevoli tentativi di attacchi hacker effettuati negli anni si sono rivelati fallimentari.
Quindi si può concludere affermando che, una volta che è avvenuto un trasferimento di moneta virtuale, tale trasferimento è impresso nel sistema in maniera inviolabile e immutabile. Ciò rende tale registro sicuro e certificato, nel senso che vi è la certezza che ogni operazione sia effettivamente avvenuta così come appare online. Quest’aspetto fa sì che molti considerino proficuo pensare di adattare la tecnologia Blockchain per tutti quei registri pubblici che richiedano una certificazione della proprietà, come per il catasto, il registro brevetti e il PRA-Pubblico Registro Automobilistico (come spunto di approfondimento si cerchi “Notarchain”).
Insomma ci troviamo di fronte a una tecnologia disruptive, ossia fortemente rivoluzionaria, le cui possibilità di evoluzione sono innumerevoli per cui non rimane che stare a guardare fino a dove si può spingere il cambiamento.

Aspetti di integrità finanziaria

Strettamente connesso al punto precedente, e meritevole di una trattazione separata, è la caratteristica dell’anonimato del sistema Blockchain così come utilizzato dalle criptovalute.
Difatti, come prima accennato, le transazioni vengono registrate con i codici degli utenti (che possono essere immaginati come dei codici Iban) tuttavia risulta impossibile ricondurli alle identità delle persone fisiche parti delle operazioni. Infatti a ciascun operatore viene associato un indirizzo Bitcoin che dovrà essere fornito al soggetto che deve effettuare il pagamento a seguito di una compravendita. Così facendo, solo la controparte sarà in grado di associare una persona fisica a tale indirizzo e dunque comprendere tutti i movimenti di bitcoin da lui effettuati dato che il registro è pubblico. E’ tuttavia possibile aumentare ulteriormente il grado del proprio anonimato nel sistema, decidendo di adottare per ogni singola operazione effettuata un nuovo indirizzo così che la controparte conosca il saldo relativo solo a uno dei codici utilizzati.
Ecco il motivo per cui i Bitcoin sono stati più volte impiegati come strumento di pagamento nel Deep Web, ossia la parte sommersa di internet dove avvengono commerci illeciti, ad esempio di armi e droga (vd. Silk Road).
A tal proposito ricordiamo che questo aspetto ha spinto Russia e Bolivia a dichiarare fuori legge l’uso dei Bitcoin, il che sarebbe tuttavia paragonabile all’eventualità di bandire il denaro contante perché è anche il mezzo tramite cui si pagano le ‘mazzette’…

Geopolitica e Bitcoin

Il valore delle valute con corso legale dipende dalla legge della domanda e dell’offerta e le Banche Centrali intervengono ad aggiustarlo e a mantenerlo entro una certa fascia di oscillazione: quello dei Bitcoin, pur dipendendo anch’esso dalle dinamiche di mercato, non è tuttavia regolato da un’autorità centrale e può quindi essere estremamente volatile. Basti considerare che agli inizi del 2016 un Bitcoin aveva il valore di 400 euro mentre, a fine 2017, ha raggiunto il prezzo di 1000 euro, superando quello dell’oro e divenendo oggetto ambìto dagli investitori internazionali.
Vi starete chiedendo cosa centri questo con gli scenari geopolitici…
Ebbene, nel 2014 c’è stato un picco di calo del suo valore poiché le autorità cinesi avevano emesso un avviso per le istituzioni finanziarie in Cina a non utilizzare Bitcoin così come era stato imposto ad Alibaba, il colosso del commercio elettronico, di non esprimere il valore delle merci in questa criptovaluta (cosa che tra l’altro aveva già fatto). Se Cina e Russia (ricordiamo che quest’ultima li ha direttamente banditi) li accettassero come valuta di riferimento in alternativa al dollaro statunitense, il loro valore nel 2018 supererebbe i 2000 euro. Questa previsione non è così utopistica dato che la maggior parte degli scambi di bitcoin avviene in Cina (circa l’80%) e che, dopo un’iniziale limitazione per evitare speculazioni finanziarie, il Governo cinese non ha più ostacolato questa moneta.
Inoltre, la Brexit e l’incertezza sul futuro dell’Unione Europea sono scenari che contribuiscono ad aumentare il valore dei Bitcoin. Russel Newton, ex responsabile di Jp Morgan, ha previsto una rottura imminente del progetto euro e che la criptovaluta andrà a colmare il vuoto lasciato dall’abbandono della moneta unica negli Stati europei.

Conclusioni

Per concludere, molto si può dire e molto è stato detto sugli scenari aperti dal sistema ideato da Nakamoto. Che si sia di fronte a una bolla destinata a scoppiare come molti economisti dicono è certamente plausibile, tuttavia si pensi al fatto che spesso l’avvento di una grande innovazione è stato accompagnato dal gonfiarsi di una bolla speculativa proprio perché è difficile predirne sul nascere la reale portata rivoluzionaria.
Le bolle infatti si verificano quando la domanda di quell’innovazione è talmente elevata da far aumentare il prezzo oltre il suo valore effettivo, ossia quando questa viene sovrastimata dal mercato, cosa che in ogni caso non ne inficia la portata innovativa, basti pensare alla bolla delle Dot-com (la bolla di Internet per intenderci) scoppiata agli inizi del 2000.

 

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