Anagrafe e Polizia Locale

“Sicurezza al potere!” o “Potere alla sicurezza!” 
Si parla tanto di sicurezza… La sensazione però è che nessuno sia in grado di spiegare con precisione che cosa sia e con quali iniziative la si porti avanti. Si parla molto di sicurezza “percepita” facendo riferimento alle sensazioni che le persone avvertono relativamente alla propria incolumità e sulla possibilità che eventi criminosi possano avvenire in determinate condizioni

Articolo a cura di Davide Capsoni, Agente dell’Ufficio falsi documentali del Comando di PL di Milano
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Sicuramente siamo in un periodo difficile in cui i flussi migratori sono pressanti e le piaghe del terrorismo si espandono con crescente facilità nel cuore dell’Europa, senza che sia possibile prevedere a cosa porterà tutto questo.
Noi (della Polizia Locale) siamo persone semplici e pratiche che non si occupano della risoluzione dei massimi sistemi, ma che si concentrano sul quotidiano e sul territorio; tentiamo di rendere sicure le nostre strade con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione… Stiamo però prevedendo proprio tutto? Rappresentiamo davvero una mano tesa verso la sicurezza? O qualcosa di importante ci sfugge?

Lo status di cittadino è legato a quello della residenza e una serie di agevolazioni e possibilità passano proprio da questo primo passo che diventa cruciale e delicato allo stesso tempo.
Rilasciare una carta di identità, dopo l’iscrizione anagrafica, è come dare/confermare una nuova identità e chi la volesse nascondere può utilizzare questo semplice mezzo per “riciclarsi”; soprattutto per i cittadini stranieri, magari alla loro prima iscrizione, l’accertamento sull’autenticità dei documenti presentati diventa basilare.
Paradossalmente le nostre attenzioni vanno maggiormente concentrate sui documenti comunitari; infatti per un cittadino dell’Unione Europea basterà presentare la sola carta di identità del proprio Stato per ottenere automaticamente l’iscrizione anagrafica (fatte salve le doverose verifiche di effettiva residenza nel Comune) con il conseguente rilascio di una carta di identità italiana, mentre il cittadino extracomunitario dovrà presentare anche il proprio permesso di soggiorno.
Proprio per questi motivi le falsificazioni piĂą frequenti riguardano i documenti comunitari e sono il terreno su cui possiamo muoverci con sicurezza avendo buone informazioni a nostra disposizione.

Collaborazione attiva

Dove si incontrano quindi le due linee parallele della Polizia Locale e dell’Anagrafe? (Sembra la famosa canzone del compianto Claudio Villa che diceva… “binario triste e solitario… linee parallele della vita…”).
Si fondono nella parola “collaborazione”; ossia in quella comunità di intenti che forgia la “sicurezza reale” e permette di conoscere chi, esattamente, ci troviamo di fronte ogni giorno e che vive nelle nostre città.
I documenti presentati in anagrafe non vengono visionati dalla Polizia Locale e le conoscenze sul riconoscimento sui falsi non appartengono, ancora, agli Ufficiali di Stato Civile; è mettendo in comune questi due fattori che si può ottenere un ottimo risultato che non vuole essere solo repressivo bensì, soprattutto, preventivo. La procedura può avere diverse caratteristiche e si basa, essenzialmente, sulle tempistiche del rilascio della carta di identità; non stiamo parlando dell’iscrizione anagrafica che ha 48 ore per essere perfezionata ma dell’effettivo rilascio di quello che, poi, diventerà un documento atto all’identificazione personale. La consegna materiale della carta di identità non deve per forza essere contestuale all’iscrizione (non lo prevede nessuna norma) e può darci un minimo di tempo utile per meglio verificare la documentazione presentata; quest’ultima viene, usualmente, acquisita digitalmente (scansionata o fotocopiata) proprio all’atto dell’iscrizione.
Per un esperto in falsificazioni sembra una bestemmia affermare che si possono fare delle verifiche di autenticità anche sulle copie di documenti… eppure la realtà lo permette con un margine che potremmo definire minimo ma significativo.
aeroporto_francoforteInfatti nei documenti che prenderemmo in considerazione bisognerebbe concentrarsi sulla loro costruzione e, soprattutto, sulla verifica degli algoritmi presenti sia nel codice I.C.A.O. (Il codice aeroportuale ICAO è un codice di quattro lettere, o più raramente due lettere e due cifre, utilizzato per designare ogni aeroporto del mondo. In realtà il codice ICAO non serve solo a indicare gli aeroporti, ma anche le autorità addette al traffico aereo, i centri di controllo e di comunicazioni, le stazioni radio, i radiofari, le stazioni meteorologiche) che nei vari codici personali presenti su molti documenti stranieri.

AttivitĂ  operativa

Senza entrare nei dettagli tecnici si deve considerare questa importante possibilitĂ  come una risorsa e una risposta alla sete di sicurezza che ci muove; ogni singola amministrazione potrĂ  decidere come alimentare questa risorsa e come rendere fattibile questa indispensabile collaborazione.
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Si parte dalla stesura di un semplice protocollo operativo (che può essere anche informale) fra Polizia Locale e Anagrafe ribadendo la diversità di ruoli e le rispettive competenze; per poi passare alla sempre possibile formazione specifica in modo da introdurre al riconoscimento documentale gli Ufficiali di Stato Civile e consolidare le competenze già presenti nella Polizia Locale. Infine si può e si deve controllare se nel pregresso vi siano stati casi di iscrizione con documenti sospetti e fare le opportune verifiche per vanificare eventuali disegni criminosi; con una carta d’identità originale infatti non vi sono più possibilità di controllo e la persona può tranquillamente aprire varie posizioni (INPS – Partita Iva etc.) senza il timore di essere scoperto.
Non esiste nessun fine persecutorio nei confronti degli stranieri (in questo caso principalmente comunitari!) bensì semplicemente una procedura standard di sicurezza che rientra nella normalità delle cose; infatti anche l’associazione A.N.U.S.C.A. (Associazione nazionale ufficiali di stato civile e d’anagrafe) si sta attivamente interessando alla diffusione di questa procedura.

Chiudo questa breve analisi sempre con la speranza che tutto quello che è già nelle nostre disponibilità possa esaltarsi e diventare una sicura routine; “La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma” (Lin Yutang, 1895 – 1976).

 

 

 

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