Dallo stalking al femminicidio

Con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 (“Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale nonché in tema di atti persecutori”) il Governo era intervenuto nuovamente in materia di sicurezza pubblica che in quella occasione riguardava i reati sessuali.
Il decreto esplicitamente giustificava la sua adozione con “l’allarmante crescita degli episodi collegati alla violenza sessuale”, ma il testo normativo disponeva anche in materia di immigrazione clandestina, regolamentando il coinvolgimento dei cittadini nel controllo del territorio ed introducendo l’inedita disciplina penale di “atti persecutori”, il cd. Stalking.
La legge 23 aprile 2009, n. 38, ha convertito il d.l. n. 11 del 2009, apportando alcune modifiche anche alle disposizioni penali introducendo il reato di “Atti Persecutori”

Articolo a cura di Michela Cupini, Comandante della polizia municipale di Montecatini Terme (PT)

Michela Cupini

Michela Cupini

L’art. 7, comma 1, del decreto legge, ha introdotto nel codice penale, all’art. 612-bis, l’inedita fattispecie di “Atti persecutori”, formula con la quale è stato interpretato il termine di estrazione anglosassone (stalking: da to stalk, letteralmente “fare la posta alla preda”) utilizzato anche dalla dottrina italiana per definire le condotte di insistita interferenza nella sfera privata altrui.
Si tratta di un delitto doloso (che si prescrive in sei anni ed è di competenza del tribunale monocratico) inserito tra quelli contro la libertà morale e punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni, la cui fattispecie ha ad oggetto le “condotte reiterate” di minaccia o molestia che determinano nella persona offesa “un perdurante e grave stato di ansia o paura” ovvero ingenerano nella medesima “un fondato timore” per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto o di altra persona alla stessa legata da un vincolo affettivo o, ancora, la costringono “ad alterare le proprie abitudini di vita”.

femminicidioLa condotta tipica si identifica, in definitiva, in quelle di minaccia e di molestia già contemplate dall’ordinamento penale.
La prima, oltre a costituire elemento costitutivo di diversi reati (si pensi, ad esempio, alla violenza privata, alla rapina o all’estorsione), è oggetto della specifica incriminazione di cui all’art. 612 cod. pen. e nella tradizionale e consolidata interpretazione essa consiste nella prospettazione di un male futuro, in adesione al significato che il termine assume nel linguaggio comune.
Molestare significa invece, sempre secondo il senso comune, alterare in modo fastidioso od importuno l’equilibrio psichico di una persona normale.
Tale concetto definisce non tanto un determinato tipo di comportamento bensì il suo risultato e cioè la molestia sofferta dalla vittima di una condotta idonea a produrla.

Reato ‘abituale’ o a condotta reiterata

Tornando all’esame dell’art. 612-bis cod. pen. va evidenziato che la tipicità delle condotte di minaccia o di molestia è caratterizzata, per espressa volontà della norma incriminatrice, dalla loro reiterazione.
Per la sussistenza del reato è dunque necessaria la realizzazione di una pluralità di comportamenti tipici, non importa se omogenei od eterogenei tra loro.
Quello introdotto dal decreto è un modello che evoca la figura del cd. reato “abituale” o a condotta reiterata.
Quello di atti persecutori, tuttavia, a differenza delle riconosciute figure di reato abituale è caratterizzato, come si ribadirà, dalla necessità che le “condotte reiterate” producano determinati eventi.
L’utilizzo del verbo “reiterare” suggerisce altresì che tali comportamenti debbano necessariamente succedersi nel tempo e non rilevino, invece, qualora realizzati in un unico contesto. Conclusione asseverata, come subito si vedrà, proprio dalla natura degli eventi che completano la fattispecie oggettiva e che appare compatibile con le stesse ragioni dell’intervento legislativo.

Reato di evento

Il delitto in esame è (anche) reato di evento. La fattispecie incriminatrice, infatti, richiede, in forma alternativa, la realizzazione di uno tra tre tipi di evento.
Le “condotte reiterate” di minaccia o molestia devono cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima ovvero ingenerare nella stessa un fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone a lei vicine o, infine, costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita.
Il primo tipo di evento è indubbiamente quello che presenta il profilo più problematico.
Più in generale va osservato che questo continuo insistere da parte del legislatore sulla reiterazione della condotta e sulla permanenza nel tempo dei suoi effetti rappresenta l’opportuno rimedio adottato per bilanciare la inevitabile elasticità degli altri requisiti della fattispecie, nonché per distinguere il nuovo reato da quelli eventualmente integrabili attraverso le medesime condotte prese in considerazione dall’art. 612-bis cod. pen.
Non solo, con specifico riguardo alla condotta di molestie, atteso che l’autonoma rilevanza penale delle stesse è fortemente condizionata dai requisiti ulteriori imposti a tal fine dall’art. 660 cod. pen. proprio la reiterazione della condotta e la perduranza dello stato d’ansia o di paura sono in grado di rendere penalmente illeciti fatti che altrimenti non lo sarebbero.

Manifestazione per sensibilizzare sul reato di stalking, dove ogni paio di scarpe rosse rappresenta una donna vittima di violenza.

Manifestazione per sensibilizzare sul reato di stalking, dove ogni paio di scarpe rosse rappresenta una donna vittima di violenza.

Gli altri due eventi presentano un profilo meno impegnativo, tanto da lasciar prevedere che saranno soprattutto questi, oggetto in concreto della contestazione del reato, quantomeno perché risulterà più agevole fornire la necessaria prova. Del resto, sebbene il reato si perfezioni con la consumazione anche solo di uno degli eventi descritti dalla norma incriminatrice, è ben vero che nulla impedisce che gli stessi vengano realizzati congiuntamente (senza, ovviamente, che ciò comporti la configurabilità di più reati) e, anzi, l’esperienza insegna che quelli selezionati dal legislatore tendono a sovrapporsi nelle dinamiche dello stalking.
Il timore per l’incolumità propria o delle persone vicine deve essere fondato, requisito che non tanto collega l’evento alla connotazione assunta in concreto dalla condotta (che altrimenti la sua previsione sarebbe stata perfino superflua, atteso che comunque è necessario che questa sia effettivamente causa dell’evento), ma piuttosto richiama il giudice all’accertamento della necessaria oggettività del timore suscitato.
Indubbiamente l’inserimento dell’aggettivo in questione mira a limitare il potenziale espansivo della fattispecie incriminatrice ma non può non evidenziarsi come lo stesso aggettivo possa essere foriero di qualche confusione in sede di applicazione della norma, atteso che lo stesso sembra evocare comunque una valutazione sull’idoneità ex ante della condotta a suscitare timore in una persona “normale”, valutazione ovviamente poco compatibile con una fattispecie di danno.
Per la nozione di prossimi congiunti la norma rinvia implicitamente a quella generale contenuta nel quarto comma dell’art. 307 cod. pen. (che attribuisce la qualifica agli ascendenti, ai discendenti, al coniuge, ai fratelli e alle sorelle, agli affini nello stesso grado – salvo che il coniuge non sia deceduto e non vi sia prole -, agli zii e ai nipoti) mentre la novella non si premura di fornire una definizione di persona legata alla vittima da “relazione affettiva”.
Il dolo richiesto per il reato in commento è quello generico, che deve necessariamente ricomprendere anche la rappresentazione dell’evento quale conseguenza della reiterata abituale voluta dal suo autore.
La peculiare struttura del delitto in commento non appare incompatibile con la figura del tentativo, purché venga raggiunta la prova della ripetuta realizzazione di atti sufficienti a integrare un numero di condotte in grado di soddisfare il requisito della serialità posto dalla norma incriminatrice.
Si è evidenziato come il nuovo reato sia stato inserito nella sezione terza del Titolo dodicesimo del codice penale dedicata ai delitti contro la libertà morale.
Collocazione probabilmente condizionata dalla selezione della minaccia come forma di manifestazione tipica della condotta materiale.
Del resto non v’è dubbio che almeno uno degli eventi alternativi del reato risulti effettivamente compatibili con il bene giuridico della categoria.
Infatti, il costringimento all’alterazione delle abitudini di vita sembra caratterizzare la nuova fattispecie come una sorta di ipotesi speciale di violenza privata.

Il ciclo dell'abuso, secondo la psicologia applicata.

Il ciclo dell’abuso, secondo la psicologia applicata.

Ma non è dubbio che gli altri eventi considerati dalla norma incriminatrice siano connessi alla tutela di beni giuridici ulteriori rispetto alla libertà di autodeterminazione dell’individuo.
Così ad esempio la causazione di un grave e perdurante stato d’ansia o di paura, una volta ammesso che lo stesso debba essere inteso come un vero e proprio stato patologico, è lesione che attiene alla sfera della salute e, dunque, in tal senso l’interesse tutelato sembra potersi identificare con l’incolumità individuale.
Più in generale deve riconoscersi che l’incriminazione in commento cerca di tutelare nel suo complesso una fascia composita di interessi individuali, non necessariamente omogenei.
Quello di atti persecutori sembra dunque essere un reato (eventualmente) plurioffensivo.
Il quarto comma del’art. 612-bis cod. pen. richiede per gli atti persecutori la querela della persona offesa, con l’eccezione delle ipotesi in cui il reato sia commesso ai danni di un minore o di un disabile ovvero quando il fatto sia connesso con altro delitto procedibile d’ufficio.
Il termine per la presentazione della querela non è tuttavia quello ordinario di cui all’art. 124 cod. pen. bensì quello di sei mesi, analogamente a quanto previsto per i reati sessuali dall’art. 609-septies cod. pen.
Il legislatore non ha invece replicato la disposizione contenuto nell’articolo da ultimo citato sull’irrevocabilità della querela, che può dunque essere rimessa secondo le regole stabilite dalla nuova legge sul “femminicidio” (querela a doppio binario – revocabilità/irrevocabilità della querela).

Il ‘femminicidio’

Arrivando al “Femminicidio” è legge il decreto che contiene le misure contro la violenza di genere, grazie alla conversione in legge 15 ottobre 2013, n. 119 pubblicata in Gazzetta Ufficiale 15/10/2013, n. 242.
Il provvedimento arricchisce il codice di nuove aggravanti e amplia al contempo le misure a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica. Il testo, inoltre, mette in campo risorse per finanziare un piano d’azione antiviolenza e la rete di case-rifiugio, reca norme penali di altro genere che intervengono su reati come la rapina o il furto.
Le principali novità riguardano la relazione affettiva: rilevante sotto il profilo penale è da ora in poi la relazione tra due persone a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale (attuale o pregresso). Per quanto riguarda la violenza assistita il codice si arricchisce di una nuova aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. Quanto all’aggravante per lo stalking commesso dal coniuge, viene meno la condizione che vi sia separazione legale o divorzio.
Aggravanti specifiche, inoltre, sono previste nel caso di violenza sessuale contro donne in gravidanza o commessa dal coniuge (anche separato o divorziato) o da chi sia o sia stato legato da relazione affettiva.
Il decreto prevede inoltre la querela a doppio binario. Il nodo della revocabilità/irrevocabilità della querela nel reato di stalking è sciolto fissando una soglia di rischio: se si è in presenza di gravi minacce ripetute, ad esempio con armi, la querela diventa irrevocabile. Resta revocabile invece negli altri casi ma la remissione può essere fatta solo in sede processuale davanti all’autorità giudiziaria, e ciò al fine di garantire (non certo di comprimere) la libera determinazione e consapevolezza della vittima.
Quanto all’ammonimento il questore in presenza di percosse o lesioni (considerati “reati sentinella”) può ammonire il responsabile aggiungendo anche la sospensione della patente da parte del prefetto. Si estende cioè alla violenza domestica una misura preventiva già prevista per lo stalking.
Non sono ammesse segnalazioni anonime, ma è garantita la segretezza delle generalità del segnalante. L’ammonito deve essere informato dal questore sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio.
È previsto l’arresto obbligatorio in caso di flagranza e anche nei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking. Al di fuori dell’arresto obbligatorio, la polizia giudiziaria se autorizzata dal pm e se ricorre la flagranza di gravi reati (tra cui lesioni gravi, minaccia aggravata e violenze) può applicare la misura “precautelare” dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Chi è allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico o altri strumenti elettronici. Nel caso di atti persecutori, inoltre, sarà possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche.
A tutela della persona offesa scatta in sede processuale una serie di obblighi di comunicazione in linea con la direttiva europea sulla protezione delle vittime di reato. La persona offesa, ad esempio, dovrà essere informata della facoltà di nomina di un difensore e di tutto ciò che attiene all’applicazione o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell’imputato in reati di violenza alla persona.
In analogia a quanto già accade in attuazione di direttive europee per le vittime di tratta, il permesso di soggiorno potrà essere rilasciato anche alle donne straniere che subiscono violenza, lesioni, percosse, maltrattamenti in abito domestico. Sarà sempre però necessario un parere dell’autorità giudiziaria. I maltrattanti (anche in caso di condanna non definitiva) potranno essere espulsi.
A prescindere dal reddito, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio. Nella trattazione dei processi viene data priorità assoluta ai reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, atti sessuali con minori, corruzione di minori e violenza sessuale di gruppo. Si accelerano anche le indagini preliminari, che non potranno mai superare la durata in un anno per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia.
Il Piano elaborato dal ministro per le Pari Opportunità dovrà, tra l’altro, promuovere il recupero dei maltrattanti e sensibilizzare i media ad adottare codici di autoregolamentazione per un’informazione che rispetti le donne. Ogni anno sarà presentata una relazione in Parlamento e finanziamenti in arrivo sono previsti anche per i centri antiviolenza e le case-rifugio.

Un cimitero di vittime di femminicidio.

Un cimitero di vittime di femminicidio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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