Una giornata all’ufficio falsi documentali

È un torrido venerdì pomeriggio di luglio quando arriviamo nella sede dell’Unità falsi documentali della polizia locale di Milano. Per raggiungerla passiamo davanti alla nuova Darsena, recentemente riqualificata in occasione di Expo 2015. Il reparto infatti si trova non lontano dai Navigli: in via Custodi, dove ha sede anche il reparto radiomobile.

Una volta dentro, ci accorgiamo che nulla è più fuorviante del paragone con una puntata di CSI! Le apparecchiature utilizzate per smascherare i falsi, quanto di più tecnologico si trovi oggi sul mercato, sono come quelle che si vedono in tv. Ma le somiglianze con la celebre serie americana finiscono più o meno qui.

La sede dell’Unità falsi documentali della polizia locale di Milano

La sede dell’Unità falsi documentali della polizia locale di Milano

Incuranti del caldo, ci immergiamo in una chiacchierata con Davide Capsoni, Renato Greco e Guido Ghisalberti, che insieme a Davide Luca Bellettati e a Giuseppe Bonfitto compongono la squadra dell’Unità falsi documentali della PL di Milano. Non si tratta certo di nomi sconosciuti agli operatori di polizia locale, in quanto tutti loro sono spesso impegnati in docenze e corsi di formazione per i colleghi di tutta Italia.
Una delle caratteristiche che emergono da questa intervista è proprio la disponibilità di questi esperti, che descrivono se stessi come dei ricercatori; disponibilità e passione che li spingono a mettere a disposizione professionalità e consigli, acquisire conoscenze nuove e “fare rete” con gli altri Comandi.

Quando è nato l’ufficio falsi documentali della polizia locale di Milano?

La storia dell’Ufficio è iniziata circa nel 1999 quando Antonino Di Mauro (per tutti Antonello, prematuramente scomparso nel 2012) ha iniziato ad occuparsi dei rapporti con la Questura dove mandavamo tutti i documenti sequestrati dalla polizia locale per la perizia. Vista l’attività, si è pensato che fosse possibile farlo autonomamente e ha iniziato la stesura delle relazioni, grazie all’autorizzazione del Comando e in seguito all’acquisto delle prime apparecchiature. Ben presto, vista la mole di lavoro, c’è stata la necessità di ampliare l’organico e l’ho affiancato io – ci spiega Davide Capsoni – successivamente si è aggiunto Luca Bellettati.
Negli ultimi anni si sono sviluppati vari progetti di collaborazione, grazie anche alla guida del Vice Commissario Flavio Rosa (responsabile del Nucleo Investigazioni Scientifiche di cui fanno parte altri tre uffici specialistici), che ci hanno portato in Motorizzazione, anagrafe, Prefettura ecc… diventando sempre più punto di riferimento anche per altre Forze di polizia come Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia Penitenziaria e le varie polizie locali.

Su cosa state lavorando in questi mesi? Quali controlli vi hanno impegnato di più?

Il filone principale rimane quello dei controlli su patenti, passaporti, carte di circolazione, contrassegni assicurativi.
Poi ci sono altri fenomeni più particolari su cui ci siamo imbattuti di recente, come la produzione di false targhe estere o di false certificazioni presentate agli uffici comunali per aprire un’attività commerciale, ad esempio attestati di qualifiche professionali.
C’è poi un sistema esportabile che stiamo sperimentando già da qualche anno e che sta dando grossi risultati: si tratta di controlli incrociati che effettuiamo in sinergia con gli uffici motorizzazione, anagrafe e prefettura, in modo da stringere le maglie della rete in cui si filtra tutto ciò che passa per il nostro territorio.
Ci occupiamo anche di nummario e abbiamo avviato una collaborazione con la Banca d’Italia proprio per i controlli sulle banconote.

Davide Capsoni

Davide Capsoni

Questa possibilità di interfacciarsi contemporaneamente con anagrafe, motorizzazione e prefettura è complicata tecnicamente?

No, la difficoltà è legata più che altro alla volontà del personale coinvolto e agli equilibri tra le esigenze degli operatori dei diversi uffici. All’inizio abbiamo riscontrato una certa diffidenza, ma quando ad esempio i dipendenti che lavorano all’anagrafe capiscono di non avere nessun onere in più nel fare questo tipo di filtro, di cui si prende carico la polizia giudiziaria, a quel punto le cose funzionano. In un Comune piccolo dovrebbe essere tutto più semplice; innanzitutto per i numeri, che sono decisamente inferiori, ma anche per una maggior possibilità di interagire tra i settori della singola amministrazione.
Nel nostro caso, abbiamo dovuto creare ed adottare uno specifico protocollo che indicasse le procedure da attuare in ognuna delle 15 sedi decentrate dell’anagrafe del Comune di Milano. Oltretutto, da fine aprile, è diventato obbligatorio l’arresto per il delitto di cui all’articolo 497-bis del codice penale, relativo alla falsificazione di documenti di identificazione validi per l’espatrio. Questo ci riguarda molto da vicino: da fine aprile ad oggi abbiamo già effettuato una decina di arresti. Facciamo un esempio generico per inquadrare il fenomeno: io, cittadino ucraino, mi devo iscrivere all’anagrafe italiana per poter ottenere un documento di identità in quanto europeo. Per fare questo utilizzo un documento bulgaro, lituano o rumeno, pur essendo io un ucraino. In questo modo io modifico non soltanto la mia nazionalità, ma anche la mia identità. Verrò registrato all’anagrafe italiana, mi verrà rilasciato un documento autentico (la carta d’identità italiana) sulla base della presentazione di falsi documenti relativi ad una falsa identità.

Renato Greco

Renato Greco

Quali sono gli uffici che si avvalgono della vostra consulenza?

La nostra attività principale rimane quella di periziare documenti per tutti gli uffici che ne facciano richiesta. A noi si appoggia la Procura per redigere relazioni tecniche come attività di CTU.
Poi lavoriamo regolarmente per i Carabinieri; si appoggiano a noi poiché territorialmente, a parte Parma, non c’è un altro ufficio nel Nord Italia che si occupi di analisi documentali per l’Arma. Ci arrivano anche richieste da altre Regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, ultimamente dalla Calabria. Anche dalla Guardia di Finanza.
La nostra disponibilità è in tempo reale: un collega arriva qui e ottiene subito la perizia su un documento. Quindi torna in sede con la relazione già fatta, le tempistiche si annullano.
Per quanto riguarda la polizia locale, lavoriamo principalmente per Milano, ma anche per tutti i Comandi italiani che facciano richiesta. In Lombardia ci sono altri uffici falsi all’interno dei Comandi: ad esempio a Como, Bergamo, Brescia e Sondrio. Quella zona è ben coperta e difficilmente i colleghi di quelle zone arrivano fin qui.

Vi capita spesso di occuparvi di formazione per i colleghi di altre città?

Sì, partecipiamo spesso a convegni e giornate formative in giro per l’Italia. Inoltre abbiamo un protocollo che prevede un affiancamento presso il nostro ufficio: 40 ore di formazione (5 giornate da 8 ore l’una), durante le quali formiamo i colleghi che dovranno occupare un posto simile al nostro all’interno del proprio Comando. Il Comune che volesse aprire un proprio ufficio falsi, non solo in Lombardia ma in tutta Italia, può inviare qui il proprio personale; la formazione avviene a titolo gratuito. Noi poi tendiamo a seguirli per un certo periodo anche dopo questa settimana di formazione full immersion, così da verificare il lavoro che viene fatto e garantire uno standard univoco. Ultimamente abbiamo accolto i colleghi dei Comandi di Forlì e Olbia.

_DSF9726Siete molto attivi nel “fare rete” con i colleghi di altri Comandi…

Sì, al termine di ogni evento a cui partecipiamo distribuiamo sempre dei cd rom contenenti il database e le schede operative aggiornate sui falsi documentali di cui siamo a conoscenza fino a quel momento. I colleghi possono sempre contattarci e chiederci informazioni.
È stato anche creato un sito internet, www.noideifalsi.it, contenente gli indirizzi e i riferimenti telefonici di tutti gli uffici falsi delle PL, con i dati dei colleghi che si rendono disponibili per gli altri Comandi in caso di necessità di un confronto o di una consulenza. È gestito da Paolo Zoboli del Comando di Genova.

Che sensibilità c’è sul territorio nei confronti del controllo documentale?

Si scontrano diverse anime. Una è la volontà dei singoli operatori che si appassionano all’argomento e vorrebbero trattarlo nel modo più professionale possibile. Sul fronte delle Amministrazioni comunali c’è una diversa sensibilità, non tutti ne colgono l’importanza. Questa sensibilità è a macchia di leopardo e trasversale: non abbiamo notato differenze geografiche né legate al colore politico dell’amministrazione. L’interesse nasce generalmente dal singolo operatore, passa attraverso la lungimiranza dei vertici della polizia locale e poi da quella dell’amministrazione. Se si vuole fare effettivamente sicurezza sul territorio, le tre cose coincidono e le attività si sviluppano.

Come si potrebbe migliorare il sistema?

Il controllo sui documenti dovrebbe essere permanente, svincolato dall’emergenza sbarchi, immigrazione o a episodi contingenti dettati dalla cronaca.
Oggi tra gli operatori c’è un grosso divario, acuito dalla scarsa conoscenza e formazione: ci sono persone che sono in grado di capire cosa stanno guardando, e altri che leggono soltanto i dati presenti sul supporto. Questo problema, a nostro avviso, è trasversale a tutte le forze dell’ordine. Non esiste una forza di polizia che sia più preparata di altre. È una questione di sensibilità e di essere adeguatamente formati.
Per stringere le maglie dei controlli il Comune, come ente territoriale primario, ha diverse possibilità: intanto può e deve avvalersi della polizia locale che opera quotidianamente sul posto, quindi conosce meglio di altri i movimenti che avvengono su un determinato territorio. Un altro modo è quello di fare controlli attraverso la concessione e la regolamentazione delle residenze. La residenza passa attraverso l’iscrizione all’anagrafe, che a sua volta passa attraverso la presentazione di documenti. Questo è il nodo principale. Pertanto l’anagrafe dovrebbe poter controllare che l’identità delle persone che chiedono la residenza sia autentica.

Come è cambiato il vostro lavoro in questi mesi di Expo?

Sicuramente si è continuato a lavorare come prima, incrementando tutta una serie di controlli e cercando di allargare i protocolli che erano già in atto.

Per quanto riguarda i falsari, quali sono i più esperti in base alla vostra esperienza?

Delle indagini si occupa la polizia giudiziaria, noi rimaniamo un organo di controllo. In base alla nostra esperienza possiamo però dire che i responsabili materiali delle contraffazioni/falsificazioni sono di diversi tipi.
C’è il “freelance”, falsario di piccolo cabotaggio, che usa pochi strumenti e fa un numero limitato di documenti.
Poi ci sono quelli più “professionali”, che si suddividono per etnie. La singola etnia si appoggia, tramite il passaparola, a una determinata persona che magari è la stessa che poi fornisce tutti i documenti. Quelli più esperti da un punto di vista tecnologico provengono dall’Est Europa: ucraini, moldavi, rumeni, per quanto riguarda la produzione dei documenti.
Poi ci sono nicchie particolari, come è accaduto di recente per lo Sri Lanka, che ha iniziato a convertire una serie di patenti false. I cittadini cingalesi si rivolgevano a dei “passatori”, che erano anche falsari, e presentavano quei documenti falsi in motorizzazione.
Temiamo molto che nel bacino residenziale intorno a Milano, nei grandi Comuni dell’hinterland, che hanno un’alta densità abitativa, non vi siano dei controlli efficaci, perché stranamente non ci pervengono molti documenti in sequestro da quelle zone.
Da questo punto di vista, ci auguriamo che la creazione dell’area metropolitana possa rappresentare l’occasione giusta per studiare un coordinamento efficace tra i vari Comuni anche sul fronte del controllo documentale.

Avete un’idea dei prezzi a cui vengono venduti questi documenti falsi o contraffatti?

I prezzi variano a seconda delle organizzazioni criminali che li vendono. Comunque un passaporto va dai 3.000 euro in su. Dipende anche dall’uso che ne devi fare: se sei già qua, immigrato clandestino, e ti serve solo per rimanere qui, da presentare in caso di un controllo, ha un certo costo. Se invece sei in Cina e devi arrivare in Europa, ti può costare molto di più.

Quali sono le principali difficoltà che incontrate nel vostro lavoro?

La nostra analisi è essenzialmente tecnico-scientifica. Pertanto, come in ogni ricercatore, rimane la curiosità di capire fino in fondo come abbiano fatto. Noi scopriamo la falsificazione, la possiamo catalogare, ma non ne comprendiamo fino in fondo il metodo effettivo di creazione. Conosciamo le tecniche usate dai falsari (abrasione, lavorazione chimica) ma ci rimangono alcune curiosità a livello personale.
Con le strumentazioni che abbiamo in dotazione, sinceramente non abbiamo difficoltà tecniche, non ci sono punti del documento che rimangono inesplorati. Casomai ci sono problemi legati alle tempistiche: noi facciamo tanti reperti, quindi dedichiamo un tempo limitato a ogni verifica, a seconda delle sue difficoltà. Lo studio e la ricerca vengono un po’ sacrificati dalla contingenza del lavoro quotidiano. Ci sarebbero ancora campi da esplorare.
In questo momento stiamo verificando delle targhe estere che, a differenza di quelle italiane, non hanno possibilità di controllo. Le targhe italiane vengono verificate grazie al poligrafico di Foggia, che le produce materialmente e quindi ci fornisce una risposta, in qualità di ente costruttore, su eventuali contraffazioni. Sulle targhe straniere permangono grossi problemi e ci stiamo lavorando.
In ogni caso non finiamo mai di stupirci: di recente abbiamo scoperto sei passaporti elettronici giapponesi trovati in mano a cinesi clandestini. In questo caso non si trattava di un originale rubato a cui erano state apportate modifiche, bensì di un documento completamente nuovo.

Quanto costano le attrezzature necessarie per poter creare un proprio ufficio falsi?

Se si vuole fare un investimento per creare un ufficio di riferimento, i costi sono relativamente accessibili. Se invece l’ufficio che si vuole far nascere deve prepararsi anche per fare relazioni tecniche, servono apparecchiature più performanti, che possano garantire una certa autonomia. Inoltre, in questo secondo caso, conviene ipotizzare fin da subito di dedicare più di una persona a questo ufficio.

Il videocomparatore spettrale SCD fast

Il videocomparatore spettrale SCD fast

Quali attrezzature utilizzate nello specifico?

Abbiamo due videocomparatori spettrali, ciascuno dei quali è abbinato a un microscopio elettronico con telecamera per le acquisizioni di microscopia ottica: uno è l’SCD fast dell’azienda Ciano Engineering e l’altro si chiama VSC 5000 ed è prodotto dalla Foster and Freeman.
Insieme alla “Progettina”, utilizzata dalle Scientifiche della Questura, sono il massimo in termini di tecnologia ed efficienza.
La VSC è usata anche dai RIS dei Carabinieri, può fare anche il controllo calligrafico e su inchiostri e viene utilizzato ad esempio per le perizie calligrafiche.
La SCD, invece, è utilizzata esclusivamente per il controllo documentale ed è stata costruita in funzione anche delle nostre esigenze.

Il videocomparatore VSC 5000

Il videocomparatore VSC 5000

 

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